Annuncio choc del presidente: il museo etnografico chiude

Nuoro, dopo la collezione Nivola di Orani un'altra perla della cultura sarda minacciata dal taglio dei finanziamenti

NUORO. Qualche giorno fa il grido di allarme del museo Nivola a Orani, ora quello dell’Istituto etnografico. La Regione taglia i fondi al proprio ente che più di ogni altro si occupa di cultura legata alle tradizioni popolari, e fa saltare tutte le manifestazioni che l’Isre aveva in programma da qui alla fine dell’anno: il Festival del cinema etnografico (Sieff), che si sarebbe dovuto tenere a Nuoro dal 22 al 27 settembre, ma anche il workshop, previsto dal 15 al 20 settembre, riservato a 5 giovani antropologi sardi e ad altri 7 provenienti da diverse nazioni.

Saltano anche la Giornata Deleddiana del 10 dicembre, i seminari di approfondimento e il concorso di antropologia visuale Avisa dedicato ai giovani cineasti sardi. Non basta. C’è di più, almeno a sentire il presidente dell’Isre, Bruno Murgia, che ieri ha dato la notizia con un’email a giornali e tv: dal primo ottobre chiudono anche tutti i musei che fanno capo all’istituto: il Museo Etnografico, uno dei più visitati della Sardegna, il Museo della Casa Natale di Grazia Deledda e quello dedicato alla “Collezione Cocco”, nella Cittadella dei Musei, a Cagliari. Insomma, l’Isre sbaracca.

Il motivo? «Un drammatico e imprevedibile taglio di risorse», scrive Murgia.

La doccia fredda. Ma si tratta di un colpo di teatro del presidente per dare una scossa al rapporto con la Regione, un po’ come era accaduto per il Man alcuni anni fa, con l’annuncio poi rientrato della chiusura del museo causa tagli? Oppure realmente l’istituto non ha in cassa altro che i fondi per garantire il pagamento degli stipendi dei 35 dipendenti sino a fine anno? La doccia fredda per l’Isre arriva nell’elegante palazzina liberty in via Papandrea il 28 luglio scorso. Mittente Renato Serra, direttore generale dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Oggetto: «Liquidazione saldo contributo ordinario di funzionamento 2014». Il funzionario della Regione comunica che «il saldo pari a euro 2.490.000 è stato regolato tramite bonifico sul vostro conto corrente per l’importo di euro 404.246». Nella nota, nell’ovvio burocratese che caratterizza questo tipo di comunicazioni, è scritto anche dove trovare i due milioni in meno rispetto a quanto l’Isre si aspettava: «mediante compensazione con l’avanzo di amministrazione disponibile in cassa per euro 2.085.753». In sostanza la Regione dice all’Isre: nel 2013 avete dichiarato un avanzo di bilancio di due milioni dall’esercizio 2012, usate quelli.

Blocco dell’attività. Il problema è che quei soldi in cassa l’Isre proprio non ce li ha. Al momento avrebbe poco più di un milione di euro, che insieme con i 400mila appena stanziati dall’assessorato regionale sono insufficienti, così sostengono negli uffici amministrativi dell’Isre, insufficienti a coprire le spese obbligatorie e già impegnate, per le quali servirebbe una somma vicina al milione e 900mila euro. Somma peraltro insufficiente a garantire «ogni attività programmata» (leggi festival del cinema etnografico e le varie manifestazioni citate all’inizio) e addirittura l’apertura dei musei che fanno capo all’istituto: appunto il Museo Etnografico in via Mereu, che pure vanta 27-28mila visitatori paganti l’anno; ancora, la casa natale di Grazia Deledda, che si attesta su un numero appena inferiore (24mila visitatori unici). Chiude la terna museale la collezione Cocco, che si trova a Cagliari nella Cittadella dei musei: gioielli e testimonianze delle tradizioni popolari acquisiti negli anni ’50 dalla Regione e “girati” all’Isre nel 2010 (allora l’assessore alla Cultura era Maria Lucia Baire e il presidente dell’Isre Salvatore Liori). Un ulteriore onere (sede in affitto, ulteriore personale) per un ente sul quale in futuro dovrebbe ricadere anche un terzo museo nuorese, dedicato alla ceramica, in corso di allestimento tra uno stop e l’altro.

Costi elevati. A parte il grido d’allarme del presidente Bruno Murgia, in carica dal maggio dello scorso anno, all’Isre solo bocche cucite (non è stato possibile parlare con il direttore Paolo Piquereddu, colui che materialmente redige i bilanci dell’istituto, in riunione per tutta la serata). Ma è proprio alla mancanza di un organo di governo, dovuta al ritardo nella nomina del nuovo consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori, che i funzionari dell’Isre attribuiscono la difficoltà di operare nel 2013, che avrebbe portato appunto a conservare l’avanzo di amministrazione di oltre due milioni del 2012. Ritenendo che dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2014 da parte della Regione quei fondi fossero comunque ancora disponibili.

Ma quanto costa all’anno l’Isre? Sul sito dell’ente si legge che

nel 2013 il cda ha attribuito al direttore generale risorse per quasi sei milioni (5.949.500 euro), che nel 2014 sono diventati sei milioni 671mila. Forse è uno dei motivi per cui, in tempi di spending review, la giunta Pigliaru ha voluto andare a rileggersi i conti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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