Pioggia di rassegne saltate: la crisi si abbatte sul folk

Parte da Irgoli, patria di Totore Chessa e Luigi Lai, la protesta contro i tagli La ricetta dell’esperto Spanu: torniamo allo scenario delle feste patronali

IRGOLI. La notizia conferma l'attenzione e l'apprezzamento che i grandi della musica folk isolana godono in campo nazionale che estero. Domani a San Cesario in provincia di Modena, in occasione della rassegna Artinscena, Totore Chessa con il suo organetto diatonico e Luigi Lai con le sue magiche launeddas suoneranno in coppia proponendo il meglio del loro repertorio. Una collaborazione quella tra Chessa e Lai collaudato in oltre 20 anni su restigiosi palchi italiani ed esteri. Questo l'aspetto confortante della notizia, che però fa il paio con un altra, decisamente meno incoraggiante, per il folk sardo.

Proprio pochi giorni fa infatti si sarebbe dovuta svolgere a Irgoli la 24esima edizione del festival Internazionale dell'organetto. Una “creatura” artistica dello stesso Totore Chessa che invece per mancanza di fondi quest'anno è saltata. «Una decisione “sofferta”", l'ha definita il consigliere comunale alla Cultura Maria Piredda. «Una scelta obbligata - conferma Totore Chessa – ma con l'amministrazione comunale stiamo già studiando come ripartire già dal prossimo anno con nuove risorse a altre sinergie». Uno “stop annunciato” già l'anno scorso quando la 23esima edizione della rassegna, per la prima volta, si era svolta senza ospiti stranieri. Un drastico ridimensionamento dovuto alle ristrettezze economiche con cui avevano dovuto fare i conti gli sponsor istituzionali della manifestazione (Comune e Regione). Quest'anno poi il tracollo: il grosso delle risorse regionali in favore dello spettacolo è stato destinato ad un pugno di grandi eventi e i Comuni non hanno praticamente un euro di autonomia di spesa. E il grande circus locale del folclore si è sgonfiato. I casi sono tanti e diffusi. A Galtellì per lo stesso motivo non è stato possibile riproporre il connubio tra canto sardo e teatro proposto in notturna nel suggestivo scenario del Castello di Pontes. Ma ora a rischio c'è il futuro intero del folk isolano.

«Il rischio è concreto – conferma Francesco Spanu da Lodè, notissimo conduttore di rassegne folcloristiche isolane nonché profondo conoscitore delle tradizioni popolari sarde. «Già in alcuni contesti territoriali sono letteralmente scomparse alcune peculiarità del nostro folclore – dice - e il proliferare

di rassegne dell'ultimora non può certo comparare questa enorme perdita». Eppure per Spanu la ricetta per evitare il disastro è più semplice di quanto possa apparire: «In Sardegna i luoghi deputati a proporre canti e balli del nostro folclore esistono da sempre e sono le feste patronali».

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