Desulo con i suoi colori sgargianti

Un costume ricco di storia che le donne anziane del paese indossano quotidianamente con orgoglio

di GIOVANNI MELIS

Difficile non notarlo in qualsiasi processione religiosa o raduno di abiti tradizionali. Con i suoi colori sgargianti, frutto degli abili ricami delle artigiane locali, il costume di Desulo è uno dei più noti in Sardegna. La sua partecipazione risale agli inizi delle grandi manifestazioni folkloristiche, a partire dalle processioni di Sant’Efisio, alla Cavalcata di Sassari e alla grande kermesse nuorese che coivolge i gruppi di tutta l’isola. Degno rappresentante della comunità desulese sarà il gruppo folk “Sant’Antonio Abate”, composto da otto coppie di giovanissimi, completamente autogestito che ha al suo interno anche il gruppo di canto a tenores. Quest’ultimo, frutto di un lungo lavoro di alcuni componenti tra cui Pietro Todde e l’organettista Michael Fulgheri, dovrebbe partire nel prossimo autunno con una serie di lavori di ricerca storica, ripartendo da una vecchia registrazione degli anni ’50. Il gruppo desulese porterà in scenda l’abito tradizionale, quel costume che gli uomini hanno dismesso negli anni ’50 e le donne anziane portano tuttora con orgoglio. Un costume di fatica che, nelle sue varianti, accompagnava tutta la vita delle donne desulesi, dalla nascita fino alla morte. Dal costume da bambina, a quello da ragazza, a quello da sposa, la tavolozza dei colori è impressionante. Primeggiano il rosso, il giallo, l'arancione e l'azzuro, si dice in omaggio ai colori delle quattro Barbagie. Perché Desulo è terra di pastori e ambulanti, paese di confine tra Campidano e Cabu de susu e, anche nel suo linguaggio, condensa uno stile linguistico che accomuna i due capi storici della Sardegna. Assieme al costume classico, impreziosito da chilometri di seta e inserti, i cui capi principali sono la caratteristica cuffietta, la parte superiore, cippone e palettas, la gonna con il grembiule, gli altri copricapi come quello delle prioresse o su saucciu de liare, ci sono quelli da lutto per un germano, amaranto e quello da vedova, de luttu, completamente nero ma ugualmente ricamato sempre e solo in seta nera. Impressionante anche il lavoro su camicia, colletto e maniche, unico nel suo genere. Non è prevista l’ostentazione dell’oro o dei preziosi sul costume desulese, a eccezione dei bottoni, in genere frutto di regalo alla sposa o della madrina alla figlioccia. Il costume desulese ha la caratteristica della doppia vestibilità. Questo è retaggio del passato. Veniva indossato al contrario per i momenti domestici e sul lato buono per la messa o altri doveri al di fuori delle mura di casa. Più semplice, ma ugualmente decorato il costume dell'uomo, con base rosso arancio e ricami in seta multicolore. Un costume tipico da montagna, pratico per consentire a chi lo indossava il lavoro in ogni condizione. Ne è elemento complementare il gilet di pecora scamosciato, iste e pedde, che serviva per dare un minimo di protezione assieme a su cappotto e monte o su cabbanu, che non fanno però parte del costume. Secoli di tradizione, impressi in chilometri di set. a che ogni anno vengono fotografati all’inverosimile. I migliori viaggiatori ne hanno decantato le lodi, fotografi come De Biasi e Cartier-Bresson ne hanno impresso la foggia nell’immaginario collettivo, tramandando di generazione in generazione la storia della veste del centro più montuoso della Sardegna. Ai tanti turisti

rimane sempre il ricordo di tia Loisa Murgia, che nella via Lamarmora cuciva sull'uscio di casa o filava l'orbace necessaria per il costume. Una storia fatta di tradizione e uso quotidiano: chi può passi la domenica all'uscita dalla messa e vedrà le vecchine con la storia cucita addosso.

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