GIULIANO MARONGIU RACCONTA LA “SUA” FESTA

Un vortice di emozioni, un tuffo nel mare delle tradizioni

di GIULIANO MARONGIU C’è il Redentore di tutti, ricco di colori e veicolo di fede, e c’è il Redentore che alberga dentro i ricordi di ognuno di noi, che lega alle sensazioni, a quei momenti intimi e...

di GIULIANO MARONGIU

C’è il Redentore di tutti, ricco di colori e veicolo di fede, e c’è il Redentore che alberga dentro i ricordi di ognuno di noi, che lega alle sensazioni, a quei momenti intimi e personali che riaffiorano con le emozioni del tempo.

Ho indossato l’abito tradizionale del mio paese quando facevo parte del gruppo folk “Orohole”: era “rosso sopra il nero, avendo rosso il giubbone e il risvolto del cappotto”, come viene descritto per la prima volta nello storico Dizionario del Casalis tra il 1833 e il 1856.

L’alba cominciava ad inghiottire la notte quando ci si svegliava per prepararci alla partenza e Ovodda, allora, ci sembrava molto più distante da Nuoro perché la vecchia strada che attraversava anche Mamoiada era piena di curve. La Festa di Nuoro, vista con gli occhi di chi arriva per tuffarsi nel grande mare delle tradizioni che colora la sfilata in costume, è partecipazione.

Peppe Cuga apriva il corteo ovoddese con le “bidulas” e il suo aspetto, con barba e capelli lunghi, affascinava fotografi e turisti. I balli all’Anfiteatro erano un vortice di emozioni con tutta quella gente che ti respirava addosso.

Sentivamo la responsabilità di rappresentare non solo noi stessi ma un intero paese, la nostra storia. Sono tornato sul palco del Redentore in occasione del suo primo centenario: l’evento nell’evento.

Ho presentato quell’edizione e ne vado ancora fiero e orgoglioso, tutto sembrava più solenne con la presenza del vescovo al mio fianco e la consapevolezza, da parte di tutti, di celebrare un importante anniversario.

Tutte le formazioni che in Sardegna militano nell’ambito delle tradizioni popolari amano essere partecipi della Festa del Redentore. Se dovessi pensare al momento più bello che mi lega al Redentore di Nuoro non ho dubbi, è quello che mi porta sulla punta dell’Ortobene la

mattina del 29 agosto, tutto è più dimesso e più vero. C’è la fede che trova la sua dimora, c’è la statua del Cristo che si staglia nel cielo e nel vento, dall’alto della roccia che la sostiene. È il silenzio della preghiera che poggia sulle ragioni dell’esistenza.

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