Porru: «La scuola, motore per ripartire»

Molte le emergenze da affrontare in questo 2014-2015, dall’edilizia alla dispersione fino alle autonomie monche

NUORO. Caseggiati scolastici fatiscenti; insegnanti sottopagati e sempre più precari; studenti indietro rispetto ai loro colleghi europei; periferie dimenticate; riforma in eterna discussione; autonomie monche. L’emergenza educativa è evidente, la dispersione altrettanto. Il mondo della scuola, insomma, è un groviglio di contraddizioni. Anche a poche ore dalla prima campanella di questo 2014-2015. Eppure è proprio dalla scuola che può ripartire il territorio: compreso il Nuorese, l’Ogliastra, il Marghine, le Baronie, le Barbagie tutte. Bachisio Porru, presidente dei presidi sardi, ne è convinto: «Primo perché la scuola è un diritto di tutti, universale e inalienabile; secondo perché le comunità devono riappropriarsi della programmazione e dunque del proprio futuro superando ogni forma di campanilismo e il pessimismo cosmico che viviamo».

Parla un dirigente scolastico (da alcuni anni al liceo scientifico Fermi di Nuoro) che è stato anche sindaco di Olzai (il suo paese natale) e presidente del Consorzio per la promozione degli studi universitari nella Sardegna centrale. Uno che vive e conosce bene la realtà delle zone interne. Dove appena un ottavo della popolazione residente (161mila abitanti) frequenta la scuola fino ai 18 anni. Dove gli studenti sono poco più di 22.500, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Trentanove le autonomie scolastiche, e dunque sedi di presidenza, con una media di 577 alunni ciascuna. Una decina, invece, sono, nelle province di Nuoro e dell’Ogliastra, le autonomie scolastiche che il ministero dell’Istruzione chiama sottodimensionate e che Porru ha ribattezzate acefale. Senza testa. Senza un preside né un ufficio di presidenza. Un caso che lo Stato riconosce alle autonomie locale quando la scuola è al di sotto del parametro minimo di 400 iscritti. Qualche esempio concreto: l’Istituto comprensivo di Posada ha 271 studenti; l’Istituto superiore Maxia di Aritzo ha 221 studenti. In tutta la Sardegna, gli istituti sottodimensionati sono 45 a fronte di 269 scuole dimensionate. Una realtà paradossale, senza alcuna strategia comune e superpartes, tanto che oggi come oggi sono diverse le scuole in bilico per pochi o pochissimi numeri. L’Istituto comprensivo di Gavoi, per esempio, che raggruppa anche le scuole di Ollolai, Lodine e Olzai e in totale arriva a contare 401 iscritti. Quattrocentouno. Mentre Fonni, poco più in là nella geografia leopardata dell’isola, lo scorso anno ha visto il proprio istituto comprensivo scendere sotto la soglia dei 400 iscritti.

«Ci vuole molto a capire che questi paesi devono parlare un linguaggio comune?» sollecita Bachisio Porru. La stessa situazione si presenta anche nel Mandrolisai, dove Aritzo, Tonara, Desulo e Sorgono possono tranquillamente far fronte unico. E a lungo andare i nodi verranno al pettine anche a Posada, che ora ha ottenuto la deroga perché considerato... udite udite... Comune parzialmente montano («succede anche per quanto riguarda Olbia e Quartu Sant’Elena»), mentre il vicino Istituto comprensivo di Torpè arriva in totale a 437 iscritti compresi i

piccoli della pluriclasse delle elementari di Brunella. Paradosso dei paradossi. «Il problema è che molti sono ancora convinti che abolire la presidenza significa chiudere la scuola – spiega Porru –. Non è così, non può esserlo. L’importante è che ci sia una governance dell’istruzione comune»

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