Stop ai lavori nel Supramonte

La Regione non ha più fondi. Deledda: «È uno schiaffo al territorio, reagiremo»

ORGOSOLO. Cantieri per l'occupazione, la Regione dice stop. È una notizia difficile da mandar giù quella appresa mercoledì scorso dal sindaco Dionigi Deledda, in trasferta a Cagliari all'assessorato regionale all'ambiente. Il governo dell'isola, infatti, sembra dichiarare chiusa l'esperienza dei programmi di valorizzazione turistico-ambientale. I cosiddetti "cantieri verdi" e quello inerente l'area del sic "Su Sercone" (che riunisce i comuni di Orgosolo, Oliena, Urzulei e Dorgali) dovrebbero, dunque, chiudere i battenti, per mancanza di fondi.

L'ultima finanziaria dell'era Cappellacci, approvata lo scorso 15 gennaio, aveva previsto ben due milioni di euro, finalizzati all'assunzione di disoccupati, da impiegare nel Supramonte dei quattro centri dell'entroterra. Cinquecentomila per ciascuna amministrazione. Ma a giudicare da quanto appreso da via Roma, le somme sarebbero state cancellate via, con un improvviso colpo di spugna. Tra le voci del bilancio, d'altra parte, non compaiono nemmeno nuove risorse per le altre forme di assunzione, che, allo stesso modo, dovrebbero cessare le loro attività.

«L'ennesimo schiaffo a danno di questo territorio – tuona il primo cittadino del borgo dei murales – Un'operazione dissennata alla quale ci opporremo con varie iniziative e con tutte le forze, nelle varie sedi istituzionali».

La questione verrà portata, anzitutto, già la prossima settimana all'ordine del giorno delle riunioni della comunità montana. «Immediatamente – spiega Dionigi Deledda – Ho già informato il collega di Ottana Gian Paolo Marras, in qualità di neo presidente dell'ente». «L'argomento – prosegue Deledda– sarà, a breve, oggetto di discussione della conferenza dei sindaci».

A giudicare dalle prime azioni, messe in campo dall'amministratore orgolese, l'intento é, quello di far sentire la voce e tutto il peso politico di alcune tra le più importanti realtà del centro-Sardegna. Paesi che non sembrano disposti ad accettare un simile provvedimento, che potrebbe tradursi nella perdita di centinaia di posti di lavoro. Sessanta, in poco più di due anni, nel solo borgo dei murales. Davvero troppo per queste comunità, che vivono i problemi della crisi economica ancora più amplificati dall'assenza di prospettive, dallo spopolamento, dall'emigrazione, dal progressivo taglio dei servizi e da un arretramento dello Stato, annunciato con le varie chiusure di uffici e sedi di rappresentanza.

I

cantieri, in questo spaccato, rappresentavano, allora, per molte famiglie una boccata d'ossigeno, un piccolo ma importante aiuto di fronte a situazioni di gravissima difficoltà. Chiuderli, in sostanza, significa impoverire e annichilire un territorio, che ha già, davvero, pagato abbastanza.

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