Parco Tepilora, i sindaci: «È un risultato storico»

I commenti di Ciccolini (Bitti), Spanu (Lodè), Dalu (Torpè) e Tola (Posada) «È stata dura ma ce l’abbiamo fatta, ora si passa alla programmazione»

NUORO. Sono euforici i sindaci dei comuni di Bitti, Lodè, Torpè e Posada all’indomani dell’approvazione della legge regionale che istituisce il Parco di Tepilora, la grande oasi ambientale che dai boschi dell’interno arriva sino al mare. Per Giuseppe Ciccolini (Bitti) è «un risultato storico che arriva dopo anni di lavoro, l’adozione di una scelta strategica che può dare un futuro al territorio. Il nostro comune ha un’economia sviluppata soprattutto sulla pastorizia, il parco deve essere la chiave perché abbia realmente uno sviluppo turistico. C’è bisogno di una forte identificazione di un territorio che deve competere con aree più forti. Non è stato un cammino facile ma ce l’abbiamo fatta. Personalmente ho cominciato a parlarne nel 2007, quando l’idea di parco comunale, quasi ventennale, era sostanzialmente abbandonata. In questa sfida abbiamo avuto compagni di viaggio eccezionali per la capacità di coinvolgimento delle comunità più scettiche».

Il riferimento a uno dei maggiori ostacoli nella costituzione del parco, il “partito” dei cacciatori, diventa più chiaro nelle dichiarazioni del sindaco di Torpè, Antonella Dalu. «Siamo l’ultimo comune entrato a farne parte, l’opera di coinvolgimento nei confronti di tutti i soggetti del territorio è stata davvero dura. Tante polemiche, sulla caccia in primis. C’è stata una a campagna di opposizione nei nostri confronti, ma oggi i nostri cacciatori non sono più contrari. Contribuiamo al parco con una parte del territorio che è già oasi faunistica, quindi dal profilo dei vincoli poco cambia». Qualcuno in Regione ha già sollevato polemiche sulla futura gestione del parco: «Il presidente sarà scelto tra i sindaci, ovviamente in costanza di mandato. Con i colleghi di Bitti, Lodè e Posada su questo punto siamo d’accordo da sempre. Non sarà un poltronificio. È una polemica inutile».

«Siamo felici per questo esito, ci siamo impegnati a fondo», dice Graziano Spanu (Lodè). «La nostra tenacia ha prevalso sugli ostacoli, dal discorso caccia agli sgambetti regionali. Sono certo che il parco influirà sull’economia del paese, i 1070 ettari con cui contribuiamo sono in affidamento all’ente foreste: sarà un’ulteriore garanzia di mantenimento del posto di lavoro per gli operai dei cantieri. Il mio sogno ora è inglobare nel parco l’area Sic (sito d’interesse comunitario, ndr) del Montalbo».

«Il parco è istituito per legge – dice Roberto Tola (Posada) – ora bisogna riempirlo di contenuti, ed è questo l’aspetto più interessante. Il passaggio successivo è scrivere il piano del parco, che conterrà al suo interno cosa si può fare e cosa no. Verrà realizzato con il contributo della cittadinanza: non sarà un piano calato dall’alto, ma verrà convidiso con tutti gli attori dei nostri paesi. Affideremo l’incarico, probabilmente all’università di Sassari, e contestualmente inizierà la discussione pubblica. E il parco

non sarà un poltronificio: l’80 % delle quote va ai comuni, questa è la vera novità della legge regionale. Il presidente può essere un sindaco e lo sarà sicuramente, ma difficilmente sarà un rappresetante della Provincia o della Regione. Saremmo dei pazzi, se lo facessimo. (p.me.)

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