Castello della Medusa, assalto dei tombaroli nell’area archeologica

Gli scavi clandestini sono stati scoperti dalla Forestale Avviate le indagini per risalire agli autori: danni elevati

TORTOLI. Gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della stazione di Tortolì hanno scoperto, all’interno di un terreno di proprietà privata, nell’area conosciuta come "Castello della Medusa”, ai confini tra i Comuni di Lotzorai e Girasole, ai limiti della vecchia strada statale 125-Orientale sarda, uno scavo clandestino dei tombaroli con evidenti danni al sito archeologico. Gli agenti hanno avviato le indagini per risalire ai maliveventi e comunicato la scoperta alla procura della Repubblica di Lanusei, che ha aperto un'inchiesta. Del fatto è stata anche informata la Soprintendenza ai beni archeologici di Nuoro. Il servizio territoriale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Lanusei ha richiesto la collaborazione del servizio beni culturali dell’assessorato regionale, finalizzata alla datazione, catalogazione e conoscenza dell’area di provenienza dei frammenti ritrovati.

È stato nello scorso mese di aprile, nell’ambito dei programmati servizi finalizzati alla salvaguardia dei beni culturali, che il Corpo forestale riuscì a scoprire, nell’area conosciuta come il “Castello della Medusa”, uno scavo clandestino ad opera di ignoti che ha procurato evidenti danni al sito archeologico di rilevante interesse. Diversi sono i reperti acquisti in loco, costituiti nella quasi totalità da frammenti risalenti al periodo basso medievale (XIII- XV secolo) la cui provenienza non è sempre stato possibile certificare a causa delle modeste dimensioni dei singoli reperti di ceramiche utilizzate per realizzare il manufatto. Per alcuni è stato possibile attribuirne l’origine riconducibile a quella toscana (area pisana ) e spagnola. Gli uomini del Cfva hanno subito avviato le indagini per risalire agli autori, informando la Procura di Lanusei. Il rinvenimento è stato segnalato alla competente Soprintendenza per i Beni archeologici di Nuoro. Per avere maggiore conoscenza storico-archeologica di quanto rinvenuto, il Servizio territoriale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Lanusei ha chiesto la collaborazione del Servizio beni culturali della direzione generale dei beni culturali, dell’assessorato regionale della Pubblica istruzione, finalizzata alla datazione, catalogazione e conoscenza dell’area di provenienza dei singoli frammenti.

Da questa collaborazione fra strutture organizzative regionali è scaturito un lavoro tecnico-scientifico di dettaglio, che l’archeologo incaricato dal suddetto servizio ha riportato in un’ampia relazione che sarà pubblicata nella rivista specialistica on-line “Quaderni della Soprintendenza”.

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