Delitto dei fidanzati in Cassazione

Irgoli, giovedì i giudici si pronunceranno sul ricorso dei legali di Andrea Dessena

IRGOLI. Duplice omicidio dei fidanzati di Irgoli, il caso approda in Cassazione. Giovedì, 8 gennaio, i giudici della Suprema Corte dovranno pronunciarsi sul ricorso presentato dai legali di Andrea Dessena, il giovane di Orosei condannato in primo e secondo grado all’ergastolo per l’uccisione di Mario Mulas e Sara Cherchi, avvenuto il 3 settembre del 2008.

Gli avvocati Antonino Rossi e Stefano Sarchi hanno presentato ricorso avverso il provvedimento emesso dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Sassari che hanno ritenuto Dessena, così come i colleghi della Corte d’Assise di Nuoro, l’unico responsabile del duplice delitto. Ora chiedono la riapertura dell’istruttoria di un processo da loro definito «ingiusto».

«Dopo aver letto le carte mi sono convinto che è stata commessa una grave ingiustizia e che questo giovane è innocente – aveva detto due anni fa l’avvocato Rossi che aveva sostituito in secondo grado, i difensori dell’imputato –. Questo è un processo senza prove e non è stato trovato alcun elemento di colpevolezza nei confronti del mio assistito. I principi del Giusto processo sono stati violati nel momento in cui chi accusa l'imputato (il testimone Denis Derosas) non si presenta in aula. La ricostruzione dei fatti, inoltre pecca ab origine. Le questioni di contorno diventano centrali e alla fine ciò che manca in questo processo è la ricostruzione dei fatti. Dov’era Andrea Dessena quel giorno? Chi c’era con lui? Non c’è prova che sia stato lui a sparare. Perché non si sa nulla degli eventuali complici? In questo processo viene ribaltato l’onere della prova e nonostante tutto ci troviamo difronte ad una condanna all'ergastolo».

«Un processo indiziario ma carico di materia sufficiente a provare la responsabilità dell’imputato» aveva invece evidenziato l’avvocato Gianluigi Mastio, legale delle famiglie delle vittime costituitesi parte civile, portando all’attenzione della Corte l’esistenza di una causale imponente sul ruolo dell’imputato quale concorrente materiale nel duplice delitto.

«L’esame della scena del crimine, gli esiti dell'indagine autoptica e le informazioni acquisite nell'immediatezza dal padre di Sara Cherchi – diceva Mastio – hanno consentito fin da subito di formulare una serie di importanti conclusioni a carico dell’imputato. Un duplice delitto che è anche il risultato di un crescendo

di minacce, danneggiamenti, ritorsioni riconducibili all'imputato laddove l'antefatto – il furto della Opel Corsa ceduta da Andrea Frau a Denis Derosas – ha finito per trasformarsi in un pretesto da parte del giovane per dare sfogo al suo rancore nei confronti della famiglia Mulas-Chessa».

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