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Ecografica, dalla diagnosi al trattamento terapeutico

NUORO. L’ecografica come strumento d’indagine e anche ausilio terapeutico nei trattamenti sanitari. Se n’è parlato nei laboratori dell’Ailun, la libera università nuorese. L’occasione è stato il...

NUORO. L’ecografica come strumento d’indagine e anche ausilio terapeutico nei trattamenti sanitari. Se n’è parlato nei laboratori dell’Ailun, la libera università nuorese. L’occasione è stato il corso di “Imaging clinico 2014”, promosso dalla società Smirg (Sardinian mediterranean imaging research group). Una giornata a beneficio di radiologi, anestesisti, chirurghi vascolari, divisa tra la teoria e la pratica, con la simulazione della diagnostica e degli interventi clinici fatta grazie alla tecnologica del manichino Simannu.

In cattedra il direttore della scuola di radiologia Siumb di Sassari, Vincenzo Migaleddu, e il medico radiologo di Cagliari, Roberto Prost, insieme ai responsabili del centro Simannu Carlo De Nisco, Nino Giunta e Gavina Porcu. Sugli schermi le diapositive con le immagini striate che vengono fuori dall’ecografo, quando questo mette a fuoco organi e sistema vascolare per individuare patologie, ma anche per consentire una maggiore precisione e velocità nelle terapie. Una metodologia che ha 30 anni di esercizio e soluzioni interventistiche in continua evoluzione, oggi anche fondamentale supporto per gli esami (Tac, risonanza magnetica, angiografia) che hanno sostituito in molti casi le vecchie radiografie. Gli ultimi studi sullo “strumento” hanno confermato i suoi pregi: consente di avere riscontri diagnostici chiari, oltre che in tempi brevi, e riduce le complicanze della diagnostica e delle operazioni chirurgiche. Tra gli utilizzi clinici più diffusi quelli legati all’indagine sui vasi sanguigni (arterie e vene), alla cui buona condizione sono legate la possibilità di evitare le patologie cardiocircolatorie. A iniziare dall’ictus, che è la terza causa di morte nel mondo occidentale e la prima causa invalidante. In questo caso l’ecografica ha preso il posto dei vecchi esami angiografici per misurare le stenosi che condizionano il flusso sanguigno, sino a bloccarlo.

Forme che diventano implacabili quando sono a carico della carotide, l’arteria che irrora gli organi della testa: «Con la semiotica ecografiche possiamo identificare delle patologie, che poi andiamo a misurare. È importante ricordarsi che le placche si distendono anche in senso longitudinale e dunque è necessario misurare l’ispessimento delle pareti», ha spiegato Roberto Prost. Il dottor Migaleddu (responsabile scientifico del corso, insieme ai medici cagliaritani Grazia Bitti e Danilo Sirigu) rimane all’interno delle patologie cardiocircolatorie e nello specifico delle stenosi (dei restringimenti di arterie e vene) e delle soluzioni terapeutiche: «La scelta dell’intervento chirurgico è da fare quando la stenosi è superiore al 70 per cento. Negli altri casi si può optare per la cura farmacologica.

Nei primi cinque anni dall’intervento c’è parità di risultati tra le due soluzioni mediche». Il di più dell’ecografia – nell’elenco che ne fa Vincenzo Migaleddu – parte dalla possibilità di valutare «la morfologia della placca e allo stesso tempo di misurare il flusso sanguigno», ossia l’emodinamica del vaso, rilevante anch’esso nella cura da adottare. Ma non è meno rilevante il fatto – spiegano i docenti alla platea

di medici, all’Ailun – che con l’ecografia di può passare direttamente dalla diagnosi alla cura, compresa la gestione delle complicanze dell’intervento: «E questo anche per la possibilità di individuare con l’ecografo un vaso adeguato per l’infusione dei farmaci», aggiunge Vincenzo Migaleddu.

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