Rapina all’Eurospin, chieste due condanne e un rinvio a giudizio

Macomer, il colpo fu messo a segno nel febbraio del 2013 Due dei tre orunesi accusati sono coinvolti in un altro colpo

MACOMER. Fatale fu una rapina commessa alla Metro di Sassari. È da lì che le indagini degli inquirenti, facilitate dall’arresto dei banditi subito dopo il colpo, si allungarono sino a togliere il velo ad un altro episodio criminoso avvenuto a diversi chilometri di distanza: il colpo all’Eurospin di Macomer del 16 febbraio del 2013. Per il pubblico ministero Armando Mammone non ci sono dubbi sui nomi degli autori di quella rapina. A fare irruzione, armati di una pistola e di un fucile, sarebbero stati gli orunesi Pasquale Pala e Antonio Puggioni, mentre in auto ad aspettarli ci sarebbe stato il terzo complice, Giovanni Mariane.

Per i primi due, che hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato, la pubblica accusa ha sollecitato le condanne, rispettivamente, a quattro e sei anni. Per il terzo, che ha invece scelto una differente strategia processuale, deve arrivare la decisione sull’eventuale richiesta di rinvio a giudizio o sul non luogo a procedere richiesto dagli avvocati.

Il giudice per le udienze preliminari, Silvia Palmas, lo farà nell’udienza fissata per il 10 febbraio, dopo che ieri ha ascoltato la requisitoria e le arringhe che sono andate in senso opposto. Gli indizi raccolti dall’accusa sono stati ovviamente contestati dalla difesa, così ci sono state notevoli discordanze sul modo di interpretare testimonianze e indagini. I riscontri per il pubblico ministero sono legati all’abbigliamento, alla corporatura dei due, al tipo di armi usate e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza del supermercato che si trova nella zona di Tossilo e dal quale i banditi andarono via con un bottino inferiore ai mille euro.

Ma esattamente su questi elementi, gli avvocati difensori Gianluca Sannio e Giuseppe Talanas per Pasquale Pala, Caterina Zoroddu per Giuseppe

Puggioni, Giuseppe Floris e Angelo Coda per Giovanni Mariane, hanno invece fondato le proprie arringhe arrivando a chiedere le assoluzioni e il non luogo a procedere. Interpretazioni opposte, sulle quali ovviamente darà una parola definitiva il giudice del tribunale di Oristano il 10 febbraio.

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