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Droga, una vedova "boss" dello spaccio

Sara Mossa, moglie di Dino Asproni, barista assassinato due anni fa a San Teodoro, è accusata di essere il capo di una banda che distribuiva ingenti quantità di stupefacenti nelle zone turistiche del nord-est

NUORO. Spacciavano droga guidati da un "boss" donna. È l'accusa mossa dai carabinieri nei confronti delle 21 persone arrestate questa mattina con l'accusa di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. La donna finita in manette con l'accusa di essere a capo dei traffico è Sara Mossa, origionaria di Irgoli, vedova di un barista assassinato due anni fa.

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Era il 15 febbraio 2013, quando il marito Dino Asproni era rimasto ucciso nelle campagne di San Teodoro in un agguato mentre rientrava a casa nella sua abitazione in località Terra Padedda. Oggi Sara Mossa è stata arrestata nell’operazione antidroga «Holy Man» dai carabinieri della compagnia di Siniscola che l’accusano di essere a capo di un’organizzazione di spacciatori, di cui fanno parte suo fratello e altre due donne di San Teodoro.

Questa mattina all'alba sono state eseguite 21 misure di custodia cautelare e 48 perquisizioni domiciliari fra le province di Nuoro, Sassari, Olbia-Tempio, Modena e Napoli. Secondo l’accusa, il boss donna, prima dei viaggi per rifornirsi di droga e durante il tragitto contattava al telefono una sorta di «santone» (holy man) di Nuoro, al quale chiedeva protezione spirituale per sfuggire a eventuali controlli delle forze dell’ordine.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Siniscola erano cominciate nella primavera del 2013 dopo l’omicidio del marito di Mossa, Bernardo «Dino» Asproni, 40 anni, originario di Bitti. L'assassino l’aveva atteso armato a San Teodoro al suo rientro a casa, in un residence a Terra Padedda, dove avrebbe dovuto raggiungere la donna. Asproni, colpito alla testa, era morto sul colpo.

A dare l’allarme era stata proprio la moglie. Gli inquirenti si erano subito concentrati sul passato della vittima che aveva numerosi precedenti penali: Asproni era più volte finito in carcere per una serie di rapine, l’ultima delle quali - commessa nel 2001 ai danni della Banca Carige di Olbia - gli era costata una condanna a sei anni. Una volta scontata la pena, Asproni si era trasferito a San Teodoro dove gestiva un bar.

L’attenzione dei carabinieri si è spostata anche su Sara Mossa: dalle indagini è emerso che la donna, assieme al fratello gestiva ingenti quantità di droga, che si procurava da alcuni fornitori residenti in alcune località della Barbagia (in particolare, Desulo e Fonni) e del Sassarese e che poi venivano spacciate nelle più note mete turistiche nel Nord-Est della Sardegna, soprattutto d’estate fra giovani clienti in vacanza.

Durante l’inchiesta sono stati sequestrati 1,2 chili di droga, confezionate in piccole dosi pronte per essere spacciate.

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