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Rapina all’Eurospin, condannati

Due orunesi i responsabili. Un altro giovane rinviato a giudizio

MACOMER. Banche o uffici postali non erano di loro gradimento. Preferivano i supermercati, solo che quando il colpo alla Metro di Sassari andò male, gli inquirenti riuscirono a far luce anche sulla rapina commessa all’Eurospin di Macomer. Era il 16 febbraio del 2013, quando due banditi fecero irruzione nel supermarket della zona industriale di Tossilo. Spaventarono i clienti e i dipendenti per poi farsi consegnare un bottino che non raggiungeva i mille euro.

Chi erano quindi i due banditi? Per il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Oristano, Silvia Palmas, di fronte alla quale si è svolto il processo celebrato con il rito abbreviato, sono gli orunesi Pasquale Pala e Antonio Puggioni. Per loro il pubblico ministero Armando Mammone aveva chiesto la condanna a quattro anni e sei anni, pena che poi è stata confermata per il solo Pasquale Pala, mente di quattro anni e cinque mesi sarà quella che dovrà scontare il suo complice.

E a proposito di complici, per la procura, c’era qualcuno ad aspettare i due rapinatori. Seduto nell’auto col motore acceso ci sarebbe stato, Giovanni Mariane, ma quest’ultimo non ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato per cui, nei suoi confronti, il giudice ha deciso esclusivamente il rinvio a giudizio. Sarà processato con rito ordinario, nonostante gli avvocati difensori Giuseppe Floris e Angelo Coda avessero sollecitato il non luogo a procedere.

In realtà, ieri in aula, c’è stato ben poco spazio per le controparti. Avevano già esposto ciascuna le proprie tesi nella precedente udienza. Il pubblico ministero che ieri ha rinunciato alle repliche aveva indicato quali fossero i pesanti indizi che gravavano sui due imputati condannati, che hanno comunque avuto l’assoluzione dal reato di ricettazione dell’arma usata per la rapina.

A ricondurre a loro, successivamente al colpo fallito alla Metro di Sassari al termine del quale erano stati fermati, erano stati vari riscontri legati all’abbigliamento, alla corporatura, al tipo di armi usate e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza del supermercato. Erano però gli stessi elementi su cui avevano fatto perno le arringhe difensive con gli avvocati difensori Gianluca Sannio e Giuseppe Talanas per Pasquale Pala, e Caterina Zoroddu per Giuseppe

Puggioni. Le immagini e l’abbigliamento, hanno sottolineato, non corrispondevano a quelli indossati dai rapinatori di Macomer e così le armi, perché da un semplice filmato non sarebbe stato possibile definirle in maniera certa.

È però andata diversamente e sono arrivate le condanne.

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