I bacini di cumbidanovu e maccheronis

Due invasi sono ancora delle “incompiute”

NUORO. Acqua sotto i livelli di potabilità o che può mancare proprio, se la siccità si fa prolungata. Una difficoltà quest’ultima che hanno vissuto tra l’autunno e l’inverno i 3mila utenti dell’alta...

NUORO. Acqua sotto i livelli di potabilità o che può mancare proprio, se la siccità si fa prolungata. Una difficoltà quest’ultima che hanno vissuto tra l’autunno e l’inverno i 3mila utenti dell’alta Baronia, approvvigionati dall’invaso del Maccheronis, a monte di Torpè. Non è stato facile neppure per il circondario di Nuoro, da Orgosolo a Orune, con dentro Oliena, Dorgali e Lula, soprattutto per quella parte del terre che confluiscono verso lo scorrimento veloce Abbasanta-Olbia. La penuria è stata conseguenza anche del mancato decollo di due opere infrastrutturali: l’innalzamento della diga sul rio Posada, in Baronia, e, in Barbagia, la mancata realizzazione dell’invaso di Cumbidanovu, a pochi chilometri da Orgosolo, il cui inizio dei lavori è datato 1989. In entrambi i casi delle incompiute, con contenziosi tra l’ente appaltante (Consorzio di bonifica della Sardegna centrale) e le aziende appaltatrici, alcune delle quali hanno mollato le opere dopo aver intascato soldi per lavori rimasti incompiuti, se non addirittura mai iniziati.

Il caso più eclatante è proprio quello dell’invaso della Barbagia. Il progetto prevede un bacino da 12 milioni di metri cubi. La destinazione è esclusiva per i campi che si distendono a valle di Orgosolo. Il primo appalto, 25 anni fa, se l’aggiudicò l’impresa Ferrocemento. I lavori partirono ma creò problemi la tenuta di un costone. Otto anni di silenzio e poi un nuovo progetto, per il quale la Regione nel 2002 aggiunse altri 17 milioni di euro, che portarono la dotazione a oltre 50 milioni. Si ripartì dall’appalto, visto che la prima impresa aveva lasciato da tempo. Vinse l’Ira, ma cedette all’Itinera, a capo di un raggruppamento temporaneo d’imprese. Si riprese nel 2011, prima del nuovo stop per via delle difficoltà a trovare la mescola giusta per il cemento armato. Superato l’ostacolo, arrivò l’alluvione. L’Itinera chiese i danni, quantificati in 8 milioni. Il consorzio ne riconobbe 2, più il costo per la ricostruzione del cantiere. Oggi si è punto e a capo e da dicembre i 50 operai sono stati spediti a casa. Non diversamente da quanto è avvenuto per Maccheronis, dove 15 anni fa sono stati finanziati i lavori per alzare lo sbarramento e portare la capienza da 22 a 30 milioni di metri cubi. La Maltauro si è aggiudicata l’opera

e poi ha mollato. L’alluvione del 2013 ha complicato le cose, con riduzione della capacità di accumulo di un paio di milioni di metri cubi. Acqua mancata durante l’inverno, quando l’invaso del rio Posada si è ridotto a un decimo della riserva e i campi della Baronia sono rimasti all’asciutto.

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