Inceneritore, una protesta che divide

Macomer, al sit in di Tossilo alcune centinaia di oppositori. I sindaci di Macomer e Borore si schierano però con la Regione

MACOMER. I movimenti che si battono contro la realizzazione del nuovo inceneritore a Macomer ieri hanno manifestato rabbia e disappunto di fronte all’impianto di Tossilo per la delibera della giunta regionale che dà il nulla osta ambientale al progetto per la realizzazione di una nuova linea di incenerimento. Di fronte ai cancelli c’erano attivisti e rappresentanti dei comitati provenienti da diverse parti dell’isola. Meno presente Macomer. Secondo il comitato “Non Bruciamoci il futuro”, che ha organizzato il sit-in, i partecipanti, provenienti soprattutto dal Sassarese, dalla zona di Cagliari, da Siniscola e da Villacidro, erano circa 500 (per le forze dell’ordine poco più di 300). Si temevano tensioni con gli operai di Tossilo, in assemblea permanente dentro l’impianto, i quali si sono invece limitati a guardare ciò che accadeva fuori e a stendere qualche striscione. La tensione è salita invece quando il deputato Michele Piras di Sel è intervenuto al microfono criticando la decisione della giunta regionale che ha definito «errore politico e atto di arroganza». Antonio Muscas del Comitato di Villacidro e un gruppo di manifestanti gli hanno gridato che Sel in Regione ha una posizione diversa e l’hanno invitato a uscire dalla maggioranza. Il sit-in è iniziato alle 11. I manifestanti sono arrivati a Tossilo con le macchine (nel piazzale e lungo la strada ce n’erano 150) e con un pullman. La richiesta è chiara: cessare l’incenerimento dei rifiuti per riciclare tutto, abbandonare il progetto dell’inceneritore e puntare su un centro di riciclo per la differenziazione spinta che costa meno, anche in termini di tariffe, e occupa più personale. Poi sono seguiti gli interventi. Franca Battelli del Comitato ha detto che Pigliaru e la sua giunta hanno compiuto un atto di arroganza politica contro la Sardegna e i sardi e ha precisato che la battaglia non è contro gli operai dell’impianto, con i quali auspica un incontro. Mauro Aresu ha invitato i sindaci ad assumere atti contro la delibera della Regione. Vincenzo Migaleddu (Isde) ha parlato di interessi che vengono da lontano, e Vincenzo Pillai (No Galsi di Cagliari) ha detto che la battaglia può essere vincente come quella contro il gasdotto. Il sindaco di Sarule, Mariangela Barca, ha invitato i sindaci del territorio ad aderire alla battaglia, mentre Claudia Zoncheddu, ex consigliere regionale, ha detto che la maggioranza in Regione è favorevole agli inceneritori. Bustianu Cumpostu ha ricordato che il rifiuto è una risorsa trasformabile e Luigi Deiana del Coordinamento comitati sardi, ha parlato di «lotta quasi disperata». Sono poi intervenuti l’indipendentista Gian Franco Devias, Daniele Nieddu dei giovani Pd di Macomer, il sindaco di Olzai, Antonio Ladu, Gian Luigi Farris consigliere comunale di Siniscola e componente del comitato dei cittadini che si batte contro il caro Tari.

I sindaci di Borore e Macomer hanno invece diffuso una nota di segno diverso. «Il Marghine – si legge – ha pacificamente ospitato 300 manifestanti provenienti da altri territori dell’isola. Apprezziamo l’operato della giunta

per la correttezza con la quale ha portato a compimento la procedura amministrativa avviata da anni del revamping dell’inceneritore che consentirà di completare il ciclo integrato dei rifiuti. Adesso chiediamo di incontrare Pigliaru per discutere e programmare lo sviluppo del territorio».

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