Dna in vendita

All’asta i geni dei centenari: i campioni genetici di 14mila sardi sul mercato per 80mila euro

I Comuni di Perdasdefogu e di Talana sono costretti a mettere sul mercato le quote del consorzio del Parco Genos

PERDASDEFOGU. La longevità dei sardi è uno dei biglietti da visita dell'isola all'Expo 2015, eppure il segreto di questa straordinaria peculiarità rischia di finire nel nulla, insieme con il risultato di anni di ricerche, per poche migliaia di euro mancanti all'appello. Rischia infatti di essere staccata la spina al Parco Genos, ciò che rimane, quindici anni dopo, dell’ambizioso progetto SharDna, fondato da Renato Soru e oggi in corso di procedura fallimentare al tribunale di Cagliari.

A Perdasdefogu, in un locale all’interno dell'istituto professionale, proprio di fronte al poligono interforze, si trova infatti la biobanca che custodisce i campioni del Dna di circa 14mila ogliastrini, i quali a partire dal 2000 hanno donato il proprio sangue per contribuire alla ricerca su malattie rare. Nello stesso locale si trova anche una banca dati imponente, che contiene gli alberi genealogici, in qualche caso risalenti al 1600, di quelle stesse persone che avevano accettato di sottoporsi all'esperimento.

Di chi sono i dati? Quanto valgono insieme queste banche, e soprattutto a chi appartengono? A coloro che hanno messo a disposizione i propri profili genetici, firmando un modulo di consenso informato, o alla società a responsabilità limitata Parco Genos? Sono le domande che si fanno in questi giorni i sindaci di Perdasdefogu e Talana, Mariano Carta e Franco Tegas, rappresentanti degli ultimi enti pubblici rimasti nella compagine societaria del parco.

Ancora per poco, comunque, perché in base alle nuove disposizioni del governo su enti locali e società partecipate i due comuni dovranno disfarsi di quel 9 per cento della società che ciascuno di essi ha conservato. Già nel 2012, con la prima stretta sulle partecipate, avevano dovuto disfarsi del 36 per cento (del 18% ciascun comune), perdendo così quella maggioranza del pacchetto azionario (54%) che aveva garantito il rispetto dei dati messi gratuitamente a disposizione dai cittadini. E non si può dire che lo abbiano fatto per rimpinguare le casse comunali: per quel 18 per cento, Perdasdefogu e Talana avevano incassato appena tredicimila 827 euro a testa. Il valore del parco genetico dell'Ogliastra è infatti stimato in 76mila euro. Una cifra ridicola se rapportata al valore di SharDna che Soru stimava all'epoca della vendita in 4 milioni di euro.

 Il socio privato. Da chi è composto oggi il Parco Genos e quale sarà con tutta probabilità il suo futuro assetto societario? Il 18 per cento appartiene alla Gestioni Separate srl, società in liquidazione che fa capo alla Sfirs, finanziaria della Regione; un altro 18% alla Clinica Tommasini spa di Jerzu, e ancora il 9 al ConsDabi, consorzio con sede a Benevento che si occupa di ricerca genetica applicata all'allevamento di animali. Al momento il socio che ha il maggior numero di azioni è colui che nel 2012 ha acquistato il 36% messo in vendita dai comuni di Perdasdefogu e Talana (nessun altro socio aveva esercitato il diritto di prelazione). Si tratta della Filar, un'azienda che si occupa di tecnologie ottiche nella zona industriale di Tortolì, dove costruisce lenti per occhiali ma anche laser per usi svariati. Il suo proprietario è un medico dentista, Piergiorgio Lorrai, che è anche tra i fondatori del distretto aerospaziale della Sardegna. Da quando è entrato a far parte del parco, Lorrai non ha mai fatto mistero di volerne un rilancio in grande stile, un po' come era stato pensato da Soru e dal genetista attorno al quale era nato, Mario Pirastu. E non nasconde di voler acquistare anche il 18 per cento delle azioni che verrà messo in vendita da comuni di Perdasdefogu e Talana, così da avere, con il 54% della società in tasca, maggiore libertà di movimento.

Il ruolo del Cnr. Nonostante ciò, la situazione finanziaria del Parco Genos al momento è molto critica. A parte la quota annuale dovuta da ciascun socio, inferiore ai mille euro, il grosso delle spese del consorzio è sostenuto dal Cnr, l'istituto nazionale di ricerca. Si tratta di una somma attorno ai 60-70mila euro l'anno che serve per le spese essenziali del Parco Genos: lo stipendio del personale che custodisce i locali e le apparecchiature (dove i campioni del Dna vengono conservati a basse temperature) e le spese di elettricità. Pochi anni fa a Perdasdefogu lavoravano quattro persone, oggi c'è un unico dipendente part time. Anche il Cnr, attraverso il suo presidente Luigi Nicolais, ha promesso un rilancio dell'attività, ma al momento la situazione del parco è molto delicata, anche perché i contributi annuali del Cnr arrivano in una o due tranche, e spesso in ritardo rispetto all'urgenza dei pagamenti. "È capitato più di una volta che dovessi anticipare di tasca mia i soldi per pagare le bollette della luce", dice il sindaco di Talana Franco Tegas, che da tre anni è il presidente del Parco Genos e non vede l'ora che vengano accettate le sue dimissioni. È calzante anche la metafora clinica che il sindaco di Perdasdefogu Mariano Carta usa per definire le condizioni del parco: "È come un paziente in stato terminale al quale sta per essere staccata la spina", dice.

C'è poi un problema che unisce etica e privacy: si può vendere un dato sensibile, anzi sensibilissimo come un campione del Dna di una persona? "No, è impossibile - dicono i due sindaci - è scritto a chiare lettere nel consenso informato sottoscritto dai cittadini al momento del prelievo. Il professor Pirastu lo ha sempre assicurato.

È loro facoltà ritirarlo in qualunque momento". Ne siamo sicuri? Non è semplice immaginare 14mila persone che si mettono in fila per esercitare un proprio diritto. Per non parlare di chi nel frattempo, centenario o meno, è scomparso.

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