Detenuti in pellegrinaggio, ultima tappa San Francesco

In marcia per oltre 140 chilometri tra i boschi e le vallate del Nuorese Per undici reclusi di Badu ’e Carros e Mamone un’esperienza indimenticabile

NUORO. Undici detenuti di Badu’e Carros e Mamone in cammino lungo i sentieri spirituali della Barbagia. Un pellegrinaggio durato sei giorni,140 i chilometri percorsi a piedi, tra i boschi e le vallate del Nuorese lungo la via dei santuari. Niente guardie e nessuna sorveglianza, ad accompagnarli solo esperti “confratelli”. Sono partiti il 26 aprile dalla Madonna dei Martiri, a Fonni, per giungere poi al Santuario della Madonna di Sa Itria, a Gavoi, e di Nostra Signora di Gonare, a Sarule, fino alla chiesa di Santa Maria della Neve, a Nuoro. Ieri notte hanno concluso l'ultima tappa insieme a centinaia di fedeli in marcia verso San Francesco di Lula. Il viaggio dei detenuti pellegrini termina qui. Il progetto prende le mosse dalle precedenti esperienze portate avanti dalla Confraternita di San Jacopo di Compostela a partire dal 2011, quando 30 detenuti provenienti da diversi penitenziari del Lazio, hanno effettuato un pellegrinaggio devozionale lungo la via Francigena. L’iniziativa, unica in Sardegna, nasce dalla collaborazione tra la Confraternita, che ha promosso e organizzato il pellegrinaggio, e le Autorità di Grazia e Giustizia, nell’ambito di un lavoro da tempo intrapreso dalle istituzioni, orientate a realizzare iniziative che possano favorire il processo di revisione e reinserimento dei detenuti. «Noi da Badu’e Carros abbiamo accolto a braccia aperte l'iniziativa, perché il male si combatte con il bene» spiega Carla Ciavarella, direttrice del carcere nuorese. Il cammino si è svolto seguendo lo spirito di Santiago. Zaino in spalla con il necessario, scarpe da trekking e una media di 20 chilometri al giorno, per poi riposarsi nelle “cumbessias”, nelle case parrocchiali o in altre strutture di accoglienza, condividendo ogni aspetto del pellegrinaggio. «La cosa più bella di questa avventura è stato capire che abbiamo ricevuto come confratelli, molto di più di quanto abbiamo dato noi a loro, detenuti», racconta il priore della confraternita Antonio Porcheddu, durante la penultima tappa nella chiesa di S. Maria della Neve a Nuoro. Un’esperienza profonda e indimenticabile per gli undici detenuti di nazionalità e culture diverse, dal sapore inconfondibile di libertà, in un viaggio che unisce fede, voglia di riscatto e speranza. Hanno camminato, pensato, riso e a volte anche pianto. Hanno respirato a pieni polmoni

un'aria che profumava di libertà e carichi di speranza sono ritornati dentro le loro celle per affrontare passo dopo passo il loro personale cammino verso il riscatto. L’esperienza è raccontata nel blog del giornalista Luca Fiori sul sito lanuovasardegna.it, attraverso foto, video e racconti.

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