La baby gang delle rapine: otto arresti e 12 indagati

I carabinieri di Ottana sgominano una banda modulare di giovanissimi Le ordinanze disposte dal gip tra Silanus, Dualchi, Sarule e Città della Pieve

NUORO. La base logistica, il luogo al riparo da presenze fastidiose, dove preparare con estrema cura i colpi, assegnare gli incarichi, stabilire i furti di auto funzionali alle rapine, secondo i carabinieri era un ovile nelle campagne di Noragugume.

Le rapine sventate. Tant’è che lì, all’inizio dello scorso dicembre, i carabinieri della compagnia di Ottana erano stati costretti a intervenire perché la banda stava per mettere a segno due rapine. La prima avrebbe dovuto colpire l’ufficio postale di Illorai, la seconda il Banco di Sardegna di Riola Sardo. Tutto sfumato, per fortuna, perché i militari si erano presentati all’ovile dell’allevatore gavoese Francesco Pira e avevano sequestrato una Beretta calibro 22 con la matricola cancellata e altre due pistole calibro 6,35 del tutto prive di matricola.

Le richieste della Procura. Ma era solo l’inizio, solo l’avvio di una operazione che si è conclusa, invece, all’alba di ieri quando circa 130 carabinieri di Ottana, Macomer, Bono, Città della Pieve, in provincia di Perugia, e lo squadrone dei Cacciatori di Sardegna, coordinati dal capitano di Ottana, Alessio Zanella, hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre ai domiciliari disposte dal gip del tribunale di Nuoro Mauro Pusceddu su richiesta del pm Andrea Schirra. La Procura, in realtà, aveva chiesto la custodia cautelare per tutti e otto, ma il gip, evidentemente, ha ritenuto necessario differenziare le posizioni e non contestare il reato di associazione a delinquere.

I cinque in carcere. I cinque in carcere sono i silanesi Angelo Mura e Pier Paolo Faedda, rispettivamente di 19 e 20 anni, entrambi disoccupati; Pietro Chirinu, 22 anni, allevatore di Dualchi, Enrico Pili, 22 anni anche lui, disoccupato di Gavoi. Il quinto finito in carcere nel penitenziario minorile di Quartucciu è un minorenne di Dualchi. A lui il gip del tribunale dei minori di Sassari, ha contestato il reato di “associazione a delinquere” così come richiesto dalla Procura di Nuoro per tutti.

I tre ai domiciliari. I tre finiti, invece, agli arresti domiciliari sempre su disposizione del gip, sono: Andrea Carotti, 28 anni, allevatore di Ottana, Cristian Pireddu, 28 anni, allevatore di Orani, e Francesco Floris, 22 anni, allevatore di Sarule. Quest’ultimo è stato arrestato in provincia di Perugia dai carabinieri della compagnia di Città della Pieve (il luogo dove è stata girata la fiction “Carabinieri”, ndr) perché lì si era trasferito per lavoro nel gennaio scorso. Il nome di Carotti, invece, era saltato fuori qualche mese fa perché il giovane era il conducente del Suv che si era schiantato nella zona industriale di Ottana e aveva causato la morte di uno dei passeggeri: Antonio Boeddu.

Le indagini. Le indagini partono dall’ottobre del 2014, quando nelle campagne tra Silanus e Dualchi vengono trovate alcune auto che poi risultano rubate. Da lì, a poco a poco, si risale agli autori dei furti ma per una precisa ragione investigativa questi ultimi non vengono fermati subito. I carabinieri, e i fatti daranno loro ragione, hanno il fondato sospetto che quei furti di auto siano solo funzionali a qualcosa di ben più consistente: una rapina, ad esempio. Avevano visto giusto. Secondo quanto raccolto nell’indagine, infatti, i furti di auto, ma anche le piccole coltivazioni di droga servivano alla causa principale: le rapine. Anche se per ora agli indagati, ne sono state contestate solo due tentate: a Riola Sardo e a Illorai.

«Pronti allo scontro a fuoco». «Erano una banda giovane ma pronta a tutto – ha spiegato il comandante della compagnia di Ottana, Zanella – anche a difendersi con le armi nel caso di interventi delle forze dell’ordine. Erano pronti allo scontro a fuoco. L’ovile di Pira a Noragugume era la base logistica per pianificare i colpi. Intorno avevamo trovato due Fiat Uno per arrivare al luogo del colpo, a Illorai, e un’Alfa 147 da usare per la fuga. Erano un gruppo ben organizzato che a seconda dei colpi

decideva i partecipanti in base alle competenze. Pili, aveva procurato alcune pistole, mentre Pireddu era intervenuto per consigliare come mettere a segno alcune rapine e come infrangere le vetrate con una mazza con punta di diamante che poi abbiamo sequestrato».

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