Il pm: «Omicidio Sella, Gungui è colpevole»

L’accusa chiede la condanna a 18 anni per l’imputato e a 5 per Deiana accusato di favoreggiamento

NUORO. «Chiedo la condanna a 18 anni per Marcello Gungui e 5 anni per Antonio Deiana». Si è conclusa così la requisitoria del pubblico ministero Andrea Vacca del processo con rito abbreviato per l’omicidio di Danilo Sella, il giovane di Mamoiada ucciso il 18 dicembre del 2008 nelle campagne del paese. Ieri mattina davanti al gup Claudio Cozzella, dopo l'accusa hanno preso la parola i legali di parte civile, gli avvocati Francesco Lai e Sebastian Cocco che associandosi alle richieste del pm hanno sollecitato un risarcimento di un milione di euro (per la madre e il fratello dell'ucciso) e una provvisionale immediatamente esecutiva di 150mila euro. Nel corso della prossima udienza, fissata per il 27 novembre, toccherà alla difesa degli imputati : gli avvocati Basilio Brodu e Gianluigi Mastio per Marcello Gungui, accusato di essere l'autore materiale del delitto, e Pasquale Ramazzati per Deiana, accusato di favoreggiamento e di aver aiutato Gungui a disfarsi dell'arma utilizzata per compiere l’omicidio. Un processo indiziario basato sull'uso delle intercettazioni che avevano portato all'individuazione del presunto colpevole. Per la morte di Danilo Sella il gip Mauro Pusceddu, aveva disposto l'imputazione coatta nei confronti di Gungui. La Procura, infatti, in un primo momento aveva chiesto al gip di archiviare la posizione dell'imputato e solo successivamente aveva riformulato l'imputazione nei confronti del giovane, indagandolo per omicidio volontario, ma senza contestargli l'aggravante della premeditazione. Un'esecuzione in piena regola secondo il pm la cui tesi era stata avvalorata nel corso delle udienze dalla perizia effettuata dall’anatomopatologo Vindice Mingioni, che a suo tempo aveva eseguito l'autopsia sul corpo di Danilo Sella: ucciso con un colpo di fucile calibro 12 esploso in modo volontario, dall'alto verso il basso e a bruciapelo. Perizia alla quale si era opposta Elena Mazzeo, la consulente della difesa di Gungui, secondo la quale,

invece, le ferite sul corpo di Sella potevano anche essere state causate da un colpo esploso per sbaglio. Da alcune intercettazioni era inoltre emerso che l’imputato, che si è sempre dichiarato innocente, possedeva un fucile calibro 12, tipo quello usato per compiere il delitto. (k.s.)

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