Energia, maxi conguaglio dopo 4 anni a pizzeria di Nuoro: la battaglia delle titolari contro il fornitore

Finora gli era stato chiesto di pagare solo i consumi presunti, ma adesso Gabriella Addis e la madre si ritrovano con una bolletta da 10mila euro: staccata la luce, partono ricorsi e denunce. «Ma non chiuderemo»

NUORO. «Io non mi ammazzo per loro, questo è certo, e farò di tutto per continuare a lasciare aperta la pizzeria, anche senza luce, anche senza la corrente che prima mi hanno depotenziato e poi mi hanno staccato del tutto, anche senza il microonde che non posso più accendere, e un frigo che ho dovuto spegnere. Anche senza il faro che illumina l’esterno. Né sto dicendo che non voglio pagare la bolletta, tutt’altro: dico solo che visto che mi hanno mandato il primo conguaglio dopo quasi quattro anni di bollette basate invece su consumi presunti, è giusto quantomeno che mi diano più tempo per pagare, e che non pretendano subito che io paghi una bolletta da 10mila e 148 euro».

Ventisette anni, laurea in Lingue all’università di Sassari, dal mese di gennaio 2012 titolare, insieme ad altri familiari, di una pizzeria-ristorante, il “CiRitorno pizza sfizi e capricci” di via Rossini 1, frutto di impegno e sacrifici, Gabriella Addis è una giovane nuorese abituata alle battaglie e a difendere il suo lavoro, soprattutto se lo ritiene in pericolo a causa di una vera ingiustizia.

Dalla sera del 16 dicembre, Gabriella Addis insieme alla mamma Agostina Uscidda hanno deciso di uscire allo scoperto e di raccontare la loro storia.

Il post su Facebook. Alle 21.36 del 16 dicembre, infatti, Gabriella e mamma Agostina, decidono di inserire, nella pagina Facebook della pizzeria, una foto che le ritrae con una scritta tanto forte quanto eloquente: “Noi non ci ammazziamo”, seguita dal racconto degli ultimi mesi trascorsi a combattere con il loro fornitore di energia elettrica e con un mega conguaglio che loro non riescono a pagare in una botta sola e che ritengono frutto di un abuso. In poche ore quella foto e quel racconto registrano più di 250mila visualizzazioni.

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L’interruzione della corrente. L’ultima puntata di questa vicenda approdata anche in una causa civile, e in una denuncia all’Autorità nazionale per l’energia, risale proprio ad avant’ieri, quando Gabriella e mamma Agostina si trovano a fare i conti con l’interruzione totale della fornitura di corrente elettrica nel locale. E sono costrette a ricorrere a un amico elettricista per collegarsi al contatore di casa. «Mi ci hanno costretto – dice Gabriella – ma non posso chiudere l’attività, devo lavorare e devo salvaguardare anche il lavoro di due dipendenti».

L’inizio dell’odissea. Scorrendo a ritroso le puntate precedenti di questa guerra della corrente, si intuisce sin dall’inizio che le cose non sono mai andate come avrebbero dovuto. «Nel giugno 2011 abbiamo rilevato l’attività – racconta la giovane – ma solo dal gennaio 2012 abbiamo cambiato ragione sociale e nome, ed è diventata l’attuale pizzeria “Ci ritorno”. In quel momento esisteva già un contratto con un fornitore di energia, avremmo voluto cambiarlo e tornare all’Enel ma abbiamo visto che era una cosa lunga e complicata, quindi lo abbiamo lasciato. Ogni bimestre ci arrivava una bolletta basata su consumi stimati, e non effettivi. E abbiamo pagato. Lo sapevamo benissimo, che sarebbe arrivato il conguaglio, solo che certamente non pensavamo che sarebbe arrivato dopo quasi quattro anni e di quella entità».

Il mega-conguaglio. Qualche mese fa, infatti, nel settembre 2015, alla pizzeria CiRitorno arriva una busta: è il conguaglio tanto atteso e nel leggerlo, per poco, a mamma Agostina, non viene un collasso. «Era la bellezza di 10mila e 148 euro – racconta Gabriella – e ovviamente non ce lo aspettavamo, per cui abbiamo subito contattato il fornitore. Gli abbiamo detto che non poteva certamente pretendere che pagassimo 10mila euro sull’unghia, e nell’arco di pochi mesi. Abbiamo chiesto un piano di rientro, delle rate scadenzate nel tempo, ma il fornitore è stato inflessibile: voleva tutto, o al massimo suddiviso in poche tranche, ma da pagare entro pochi mesi, altrimenti ci avrebbe ridotto sensibilmente la potenza elettrica».

La denuncia. Gabriella e mamma Agostina si rifiutano di accettare quelle condizioni-capestro e capiscono che per far valere le loro ragioni devono seguire altri percorsi. Per cui presentano una denuncia ai carabinieri, mandano una lettera anche all’Autorità nazionale dell’energia, raccontano la loro vicenda ad alcuni programmi della tv nazionale. Solo che nel frattempo il loro fornitore di energia passa dalle parole ai fatti: prima riduce dell’85 per cento la potenza elettrica che fornisce al locale, poi, e siamo a qualche giorno fa, gliela stacca del tutto.

Gabriella e mamma Agostina, pur di evitare la chiusura del locale, devono fare i salti mortali. «Ma non siamo disposte a cedere – dicono – e continueremo a restare aperti e a servire i nostri affezionati clienti. La forza per andare avanti ce la stanno dando loro e i tantissimi nuoresi che in queste ore ci hanno manifestato la loro vicinanza. Li ringrazio di cuore. e a tutti dico solo che non accettiamo soldi, ma vogliamo solo e soltanto lavorare».

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