Omicidio Gungui, Mesina in tribunale

Prima udienza preliminare per l’ex primula rossa di Orgosolo per un assassinio a Mamoiada riemerso dalle intercettazioni

NUORO. Silenzioso come sempre, poco prima delle 9 di ieri mattina, è entrato da un ingresso secondario del Palazzo di giustizia scortato dagli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Badu ’e Carros. Anche stavolta, dunque, Graziano Mesina, assistito dai suoi avvocati Maria Luisa Vernier e Beatrice Goddi, non è voluto mancare a una delle udienze che negli ultimi tempi lo vedono al centro di diverse vicende giudiziarie nate tutte dallo stesso filone d’indagine e da un numero consistente di intercettazioni disposte dalla Dda di Cagliari. Quando, come aveva spiegato lui stesso nel corso di un interrogatorio, faceva la guida turistica a Orgosolo. Ma per gli inquirenti, in realtà, in quel periodo si occupava di tutt’altro: era al centro di un grosso traffico di droga.

L’inchiesta-madre. Proprio nell’ambito dell’inchiesta sull’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, dunque, il 19 marzo del 2012 Mesina era stato intercettato mentre si trovava all’interno della sua Porsche Cayenne. E in quei minuti di conversazione secondo gli inquirenti risiedevano le prove del suo coinvolgimento in un omicidio del 1974 a Mamoiada: l’omicidio di Santino Gungui. Secondo l’accusa formulata dalla Procura di Nuoro con il pm Giorgio Bocciarelli, e secondo quanto riportato nell’avviso conclusione indagini che gli era stato notificato in carcere nel luglio del 2015, Mesina, in qualità di mandante, aveva commissionato la morte di «Gungui Santino, nato a Mamoiada il primo novembre 1937, il quale veniva attinto da quattro colpi di fucile calibro 16, caricato a pallettoni, esplosi al suo indirizzo da uno o più soggetti rimasti ignoti». Gungui era stato ucciso nella notte di Natale del ’74. Ma ci vorranno 41 anni e le intercettazioni disposte nell’ambito di tutt’altra vicenda, perché la giustizia bussasse alle porte dell’ex primula rossa, e lo accusasse di essere il mandante di quell’omicidio e che lo aveva commissionato perché Gungui non gli avrebbe restituito una somma frutto di traffici illeciti.

L’interrogatorio. «Se mi fate sentire la conversazione, vi darò una spiegazione», aveva detto lo stesso Mesina al pm Giorgio Bocciarelli che lo interrogava in carcere a Badu ’e Carros l’8 maggio dell’anno scorso. «Conferma che ad Aldo Gungui ha chiesto di riferire al fratello Santino che doveva restituire i soldi che si era tenuto?», gli aveva chiesto il pm. «Sì – aveva risposto Mesina – gliel’ho detto io quand’eravamo dentro. Poi, quando ci siamo rincontrati, gli ho ricordato il fatto e gli ho detto che si sono comportati male e non si fanno quelle cose. Però sapeva benissimo che non lo avrebbero mai ammazzato per quello».

«I soldi non c’entrano». «I soldi – aveva ribadito poco prima, nel corso dello stesso interrogatorio – non c’entrano nulla con l’omicidio». Mesina, tuttavia, spiegando il contenuto di quella intercettazione, aveva ammesso di essere «il referente di altre persone che mi avevano chiesto di far recuperare i soldi che erano stati consegnati a Santino Gungui. Gli erano stati consegnati per portarli a chi dovevano essere dati. Invece una parte se li era

tenuti».

I suoi avvocati, ieri mattina, hanno chiesto un rinvio dell’udienza per poter studiare meglio alcune carte del fascicolo. Il gup ha fissato al 9 febbraio la prossima tappa. In quella data gli avvocati Vernier e Goddi potranno decidere di chiedere l’accesso a un rito alternativo.

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