delitti monni e masala

Continuano le ricerche del corpo di Stefano

Le campagne del Goceano passate al setaccio dai carabinieri con i cani molecolari

NULE. Dopo i due percorsi, nelle vicinanze delle aziende degli indagati, oggi i cani molecolari dei carabinieri verranno spostati in zone impervie e piuttosto vaste. É qui - nella campagne di Nule - che si cerca il corpo di Stefano Masala del quale si sono perse le tracce da oltre un anno. La sua scomparsa - collegata al delitto di Gianluca Monni di Orune) - per gli inquirenti (che sarebbero in possesso di elementi importanti) vuole dire che il giovane è stato ucciso. Si cerca e si scava. Dopo i sondaggi in una zona vicina all’azienda del padre di Paolo Pinna (il 18enne arrestato insieme al cugino Alberto Cubeddu) e il controllo accurato anche nella parte bassa, vicino a un piccolo fiume, oggi si cambia direzione. La diminuzione delle temperature ha agevolato l’attività dei cani arrivati da Bologna che - nei primi due giorni - hanno sofferto in modo particolare il caldo e le ricerche andranno avanti per tutta la settimana. L’impressione è che gli investigatori - in campo ci sono i carabinieri del comando provinciale di Nuoro, quelli della compagnia di Bono e i Cacciatori di Sardegna - abbiano tracciato sulle carte alcune zone specifiche. Un percorso da seguire sulla base dei rilievi eseguiti durante le indagini, ed è possibile che si stia tenendo conto anche delle celle agganciate dai telefonini degli indagati in particolari giorni e a una determinata ora. Quei dati, infatti, potrebbero voler dire che in uno di quei luoghi (che non è mai definito nei particolari ma figura in un cono di qualche chilometro) possa essere stato nascosto il corpo di Stefano Masala.Il sequestro dei cellulari dei due cugini e l’affidamento della perizia a un consulente tecnico per l’esecuzione di accertamenti irripetibili sembra indicare una direzione ben precisa assunta dal magistrato che dirige le indagini. Si continuerà a cercare con i cani anche nei prossimi giorni. E il padre di Stefano Masala, insieme agli altri familiari del giovane scomparso, alimenta la speranza. Ha promesso alla moglie Carmela che avrebbe riportato a casa Stefano, e per questo non si vuole arrendere. Continua a chiedere a chi sa di fare sapere dove si trova suo figlio. Chiede e fa appelli, Marco Masala. Ricorda

che chi si è macchiato di un reato così grave rischia l’ergastolo e solo una collaborazione può rendere più leggera la pena. In fondo basterebbe anche un gesto anonimo per fare ritrovare il corpo di Stefano Masala: chi sa può fare arrivare l’informazione in mille modi. Basta solo scegliere.

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