Galtellì, un monumento in onore di Grazia Deledda

Un libro aperto scolpito sul marmo di Orosei con passi tratti da Canne al vento Un omaggio del Comune al Premio Nobel che in quel punto trovò l’ispirazione

«Il sole obliquo fa scintillare tutta la pianura; ogni giunco ha un filo d’argento, da ogni cespuglio d’euforbia sale un grido d’uccello; ed ecco il cono verde e bianco del monte di Galte, solcato da ombre e da strisce di sole, e ai suoi piedi il pese che pare composto dei soli ruderi dell’antica città romana...». È un passo di “Canne al vento” in cui Grazia Deledda dall’alto di un colle alle porte del paese, descrive il paesaggio, il fiume Cedrino, il monte Tuttavista e i ruderi della basilica di San Pietro, a due passi. A ricordare quei momenti e quel particolare punto in cui il premio Nobel per la letteratura si soffermava per dipingere e descrivere con la sua penna- pennello spesso graffiante, ciò che la circondava, nello stesso punto, in quella che oggi si chiamerebbe location, da venerdì sera è ritornato uno dei suoi quaderni con la pagina appena descritta. Una pagina del libro Canne al vento, aperta proprio nella descrizione del luogo panoramico. Un’opera in marmo di Orosei su progetto voluto dal comune di Galtellì e realizzato dal marmista artista dorgalese Angelo Serra. Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato tutte le autorità politiche, militari e religiose del centro. Dopo la benedizione impartita dal parroco don Ruggero Bettarelli, il sindaco, emozionatissimo, Giovanni Santo Porcu ha scoperto il monumento completato dalle canne al vento, opera in ferro battuto realizzata da un artista locale.

«Abbiamo inaugurato un monumento che mancava alla comunità di Galtellì – ha commentato il primo cittadino – un timbro di fabbrica che serviva ai cittadini del paese per caratterizzare il centro di Canne al vento. Noi alla fine siamo quello, il paese che ha ispirato la Deledda per il suo bellissimo romanzo. Questo è il viale che porta alla basilica di San Pietro, un luogo tanto caro al premio Nobel per la letteratura. Spesso lei veniva qui quando ancora la basilica era in rovina e quindi la caratterizzava anche per quello e spesso e volentieri veniva anche per caratterizzarla per il suo contesto di abbandono. Un tema che la Deledda spesso riprende, quello dell’abbandono dei nostri piccoli

comuni e la chiesa lo rappresentava. Allo stesso tempo vantava il Cedrino con tutta la vallata e, alle nostre spalle l’imponente monte Tuttavista». Grazie alla cineteca sarda e al suo direttore Antonello Zanda, nella sala convegni è stato proiettato un filmato inedito su Galte e d’intorni.

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