Tutti a lezione di filindeu dalla maestra Abraini

Gli alunni delle scuole Calamida a scuola di pasta e tradizioni gastronomiche L’esperta: «Il segreto sta nella mani che stirano l’impasto e lo modellano»

NUORO. Paola Abraini, custode e regina del tradizionale Filindeu, affascina con i suoi mille fili d'oro gli alunni della scuola elementare Calamida. Appena tre semplici ingredienti danno vita alla pasta che nessuno al mondo sa imitare. Semola di grano duro, acqua e salamoia. «Ma Il segreto sta nelle mani: lavorare l'impasto al punto giusto, modellarlo, stirarlo e lavorarlo ancora"" confessa Paola Abraini, ai giovani studenti delle classi 5 B e 5 E della scuola di via Istiritta mentre maneggia piccole porzioni dell'impasto.

E quale posto migliore per rivelare i segreti de Su Filindeu se non il santuario di San Francesco di Lula, che proprio in questi giorni si prepara ad accogliere i numerosi pellegrini che la notte del 30 aprile si metteranno in cammino dal capoluogo barbaricino in direzione di Lula per sciogliere la promessa fatta al santo protettore dei balentes (i valorosi). Imparare l'arte antica della lavorazione de Su Filindeu non è di certo una cosa semplice, ma i piccoli e diligenti scolari del Comprensivo 2 non si sono fatti scoraggiare, mettendo a turno le mani in pasta e seguendo passo passo i consigli dell'esperta pastaia.

Con pazienza e decisione Paola tira la pasta, la ricongiunge e con la mano destra tira di nuovo l'impasto giallo come l'oro. Alcuni bambini, i più coraggiosi provano a imitare le sue magiche movenze, ma la prima volta è deludente per tutti, spiega la regina del Filindeu. «In ogni porzione di pasta ci sono 256 fili – racconta con voce calma e pacata Paola Abraini ai piccoli scolari – Attualmente siamo in dieci, tutte donne e sarde, a portare avanti una tradizione che rischia di svanire. L'arte de su filindeu è un dono che ho ricevuto da mia suocera, quando anni fa durante la festa di San Francesco mi insegnò i segreti». Su Filindeu si prepara due volte l'anno per la festa più sentita di Nuoro, San Francesco di Lula. Il 4 ottobre, ma soprattutto il 1 maggio per la novena e il pellegrinaggio, legato a riti e leggende. Prima fra tutte quella sul santuario, fatto costruire nell'Ottocento a 34 chilometri da Nuoro per «grazia ricevuta» da un bandito assolto in tribunale da un delitto. Da allora migliaia di persone percorrono a piedi la strada da Nuoro al santuario e la festa va avanti per nove giorni, fra preghiere, balli tradizionali e fiumi di vino rosso. «Tramandare le nostre tradizioni e i nostri costumi è un dovere – commenta Stefano Flamini, priore di San Francesco –. Per i bambini è stata l'occasione giusta per conoscere riti e saperi preziosi direttamente dai protagonisti». La giornata si è conclusa nel pomeriggio con la benedizione di don Salvatore Goddi, cappellano del santuario di San Francesco. Il 20 aprile nell'auditorium dell’istituto etnografico andrà in scena il convegno

che avrà come tema il significato del cammino verso il santuario di San Francesco. Nella stessa giornata, seguendo il messaggio di San Francesco come sottolinea il priore Stefano Flamini, verrà offerto il pranzo tipico servito ai pellegrini dopo il cammino ai detenuti di Badu e Carros.

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