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Agricoltura di nicchia contro lo spopolamento

Il messaggio è stato lanciato durante il convegno della manifestazione “Territori del vino”

ATZARA. “Territori del vino” lancia un messaggio importante contro lo spopolamento. E lo fa dal Mandrolisai, terra di agricoltura, votata alla vite che punta sulla risorsa storica per fare il salto di qualità. Ovvero il vino. Un’economia che naviga bene nonostante la crisi, ma che ha bisogno di innovazione, impegno e nuova forza lavoro. Per queste ragioni il territorio si deve impegnare nel rilancio delle prospettive globali del settore. Il vino come locomotiva di un treno economico fatto delle eccellenze. Perché assieme al vino di Atzara, Meana Sardo, Sorgono ed Ortueri, ci sono il torrone di Tonara, i salumi e formaggi di Desulo, i dolci e la carapigna di Aritzo e i caschettes di Belvì.

Questo come ha detto nella sua introduzione il sindaco Alessandro Corona, a solo titolo esemplificativo. Dal convegno di ieri sera sono emersi dei dati inoppugnabili che fanno guardare al comparto enogastronomico con occhio positivo. Il trend preoccupante però è rappresentato dallo spopolamento e dalla fuga dei servizi. Su questo, la Regione Sardegna ha deciso di rispondere con un progetto ad ampio raggio che coinvolga i territori marginali. L’obiettivo quello di arrestare l’emorragia di cittadini che cambiano residenza, con la creazione di condizioni per poter restare. Su questo Gigi Cau, funzionario dell’agenzia Laore ha esposto le potenzialità che possono nascere dalla collaborazione.

«Scopo di territori del vino – ha detto – è quello di dare non solo una vetrina importante, ma quello di offrire una idea di lavoro congiunto tra istituzioni per valorizzare i settori fondamentali per l’economia. La regione ci dovrà mettere del suo, non soltanto con semplici aiuti, ma con una pianificazione economica e operativa».

“Territori del vino” ha dimostrato questo: nel disegno assessoriale, attraverso le agenzie Laore e Argea, devono essere svolti assistenza e formazione, nonché ausilio a chi vuole scommettere sull’agricoltura. Cau, profondo conoscitore del territorio e mente operativa del vecchio pia 13-14 ritiene essenziale «l’unione non solo istituzionale, a tutti i livelli, ma serve un cambio di mentalità del produttore. Accedere al mercato è si difficile, ma la chiave di volta è la qualità, che da queste parti non manca. Però va superato l’individualismo». Le prospettive di internazionalità sono state analizzate dagli altri relatori, che hanno evidenziato la presenza di tutti gli elementi per la riuscita. Il discorso si complica un poco sotto il profilo dei collegamenti e delle risorse economiche a sostegno. Su questo si sono soffermati gli esperti presenti. «Serve una risposta internazionale anche nella promozione dei singoli prodotti».
Lo ha detto Cau invitando i giovani a «specializzarsi nel vendere i prodotti, cercando o creano nuovi segmenti di approdo commerciale». Lo ha ribadito Alessandro Corona che sogna «il grande expo della montagna e del centro Sardegna, che funga da borsino dei capolavori delle zone interne»

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