Sfilano i riti antichi dell’isola

Folla di turisti al corteo delle maschere tradizionali: 400 partecipanti, tredici i gruppi

NUORO. Il vero spettacolo, un miscuglio complesso fatto di corna, fuliggine, ossa tintinnanti, sonagli, bastoni di ferula e pelli di montone, si nasconde alla partenza della brigata, in viale Sardegna. Là dove centinaia di turisti arrivati dalle spiagge della costa orientale e affamati di folk e tradizioni, si assiepano e danno il via alle danze dei flash. È il rituale della vestizione il vero cuore della sfilata che le maschere del carnevale barbaricino fanno da diversi anni a questa parte come primo assaggio degli eventi legati alla festa del Redentore. Perché è là che le persone comuni si trasformano in una sorta di supereroi della tradizione.

Pochi minuti prima delle 19, con i soliti canonici tre quarti d’ora di ritardo, la carovana di 13 gruppi arrivati da altrettanti paesi dell’isola, si avvia verso il punto della partenza: l’inizio di via Lamarmora all’altezza del Quadrivio. Gonna plissettata, fazzoletto sulla testa e bastone tra le mani, Giovanni Lutzu, come il resto del suo gruppo, Sos tintinnatos di Siniscola, è al suo esordio alla sfilata estiva delle maschere carnevalesche. Sorride ai flash, scherza con tutti, risponde volentieri alle domande dei tantissimi curiosi. «Io nella vita facevo il muratore – dice, come per spiegare che è un vero uomo, nonostante la gonna che gli tocca indossare – e ora in pensione sono un ortolano».

Ma i Tintinnatos di Siniscola non sono gli unici esordienti della sfilata che ieri sera ha animato le vie del centro di Nuoro: da via Lamarmora sino all’arrivo in piazza Satta. Con loro, quantomeno da diversi anni in qua, sfilano per la prima volta anche Is arestes e s’urtzu pretistu di Sorgono, Su Corongiau di Laconi, S’Ainu orriadore di Scano Montiferro. «Abbiamo voluto variare le presenze anche a questa sfilata – spiega, infatti, in mezzo alla folla, l’assessore comunale al Turismo, Marcello Seddone – ogni anno cerchiamo di invitare anche qualche gruppo diverso».

E così, tra un esordio e un ritorno gradito, la sfilata di ieri comincia pochi minuti prima delle 19, quando il suono ritmato dei Tumbarinos di Gavoi scandisce l’inizio dell’evento. Dietro di loro, a qualche minuto di distanza, arrivano i Mamuthones e Issohadores della Pro loco di Mamoiada. Poi Is Arestes, arrivati in forze da Sorgono, i Tintinnatos di Siniscola, Su Corongiau di Laconi, le maschere di Olzai, i Colonganos di Austis, i Thurpos di Orotelli, S’Ainu Orriadore di Scano Montiferro, Su Sennoreddu di Teti, i Mamutzones di Samugheo, Su Bundu di Orani. A chiudere la sfilata ci pensano, secondo l’ordine fissato dal Comune, gli Urthos e Buttudos di Fonni.

Tredici gruppi, dunque, per un totale di circa 400 partecipanti, e migliaia di curiosi tutt’intorno. Con i soliti super-assembramenti all’altezza della chiesa delle Grazie e al corso Garibaldi.

Quando i Tumbarinos imboccano l’antica via Majore, il sole si è già abbassato sulla linea dell’orizzonte, i bar rimasti aperti sono pieni, non c’è una sedia libera neanche a pagarla a peso d’oro. I volti e i costumi delle maschere del Carnevale sardo restano, dunque, un’attrattiva irresistibile anche per il turismo che popola le spiagge più bella costa orientale.


Dal rito della vestizione al gran finale con i canti e i balli nella celebre piazza Satta disegnata da Costantino Nivola, passando per il profumo dei panini alla salsiccia preparati dalle ragazze del gruppo folk Nugoresas: per Nuoro città, ieri sera, è un vero bagno di folla.

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