La cantina Pareda alla conquista di nuovi mercati

Meana Sardo, riconoscimento sulla guida dell’Espresso Podda: «Per i nostri vini puntiamo al marchio Mandrolisai»

MEANA SARDO. Cinque anni di attività per iniziare il faticoso cammino nel mondo del mercato del vino. Un lustro di impegno tra i filari delle colline del Mandrolisai per produrre un rosso sempre migliore e iniziare a raccogliere, già da subito, il consenso del mercato. Per poi giungere a premi prestigiosi come quello al Grenache du Monde e, per due anni consecutivi, quello della guida dell’Espresso. Questo in sintesi il percorso della cantina Pareda di Meana Sardo, che nei giorni scorsi ha incassato l’ennesimo premio, finendo nella prestigiosa guida nazionale.

Un biglietto da visita niente male per la società guidata da Francesco Podda che punta a migliorarsi per essere competitiva sul mercato nazionale ed estero. Il tutto con un obiettivo ben delineato: un percorso di qualità che porti ad un prodotto che rispecchi fedelmente la tradizione del territorio e allo stesso tempo diventi un promotore del territorio stesso. Attualmente la capacità produttiva di Pareda è di trentamila bottiglie, con cinque linee di vini che riproducono la ricetta classica del Mandrolisai, con una licenza verso l’amato Cannonau, molto apprezzato da queste parti nella sua versione autoctona, tenuto in piedi con cultivar particolare. Il nuovo premio è stato accolto con favore da Francesco Podda che guarda già avanti. «Siamo partiti con lo scopo di ottenere un vino di qualità – dice – che dia un riferimento al consumatore. Le scelte sul biologico, sul tipo di uvaggi, il privilegio della ricetta meanese sul rosso del Mandrolisai, solo alcuni dei temi che stiamo sviluppando in cantina. Ma questo non basta. Abbiamo un segmento di mercato da ricavarci stabilmente, necessariamente oltre mare, ma ci piace l’idea di esser apprezzati anche nel nostro territorio». La vendemmia di quest’anno ha dato quantitativi inferiori rispetto allo scorso anno, ma la qualità dovrebbe essere di gran lunga superiore. E Pareda studia nuovi prodotti, con il Muristellu/Bovale protagonista. Certo è che in una “isola del vino” il Mandrolisai è una isola a se che deve fare sistema.

«I nostri sforzi, quelli delle cantine locali, di Sorgono, Atzara e Ortueri e aggiungerei anche Samugheo – conclude Podda – devono avere una sola direzione. Quella di creare
un potente marchio del Mandrolisai che si consente di fare “sistema” e valorizzare questo angolo di paradiso dei vigneti. Occorrono politici illuminati che perseguano questo fine. Ma tutto deve partire da noi produttori: è ora che iniziamo a parlaci su come evolverci e migliorare».

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