Nois, la Sardegna che accoglie in prima fila per l’integrazione

Al teatro Eliseo un incontro a più voci tra i protagonisti della gestione dei flussi migratori nell’isola Sotto i riflettori gli esempi virtuosi dei Cas “Su Babbu Mannu” a Dorgali e “Casa Moro” a Nuoro

NUORO. La Sardegna che accoglie ha la determinazione e l'entusiasmo degli operatori del Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di “Su Babbu Mannu” di Dorgali, finita in prima pagina per un attentato che solo per caso non ha provocato vittime. Ha la serenità e la speranza di ospiti e volontari dell’esperienza positiva di “Casa Moro” a Nuoro. Ma ha anche l’apertura al dialogo e il pragmatismo che le istituzioni, seppur con fatica, iniziano a recepire. Quella Sardegna che accoglie si è ritrovata al Ten (Teatro Eliseo), sotto l'egida della Regione, promotrice del progetto “Nois, la Sardegna che accoglie”, nato con l’obiettivo di favorire un’ampia riflessione sulle condizioni di vita di migranti e richiedenti asilo, sulle azioni intraprese dalla Regione, sulle politiche e sui processi d'inclusione e integrazione nei più svariati ambiti.

Questo piccolo miracolo, cioè aver attivato un dialogo pressante e continuo, finora inedito, tra più livelli istituzionali – Regione, Governo (attraverso l’attivismo della Prefettura), Comuni e associazionismo – lo hanno favorito proprio loro: i migranti. L’ha spiegato molto bene l’assessore regionale degli Affari generali, Filippo Spanu: «Si sta creando un nuovo ecosistema istituzionale; i flussi migratori degli ultimi anni ci hanno sconvolto positivamente le esistenze e ci costringono a cambiare il nostro modo di essere e a metterci in discussione». E il veicolo fondamentale per innescare questo cambiamento necessario, per l’assessore Spanu, è sempre la scuola. «Dopo i precedenti incontri con gli studenti di Quartu e Iglesias, venerdì saremo a Macomer, dove coinvolgeremo nel dibattito circa 250 ragazzi delle superiori». Non una scelta casuale, vista l’attenzione mediatica e l’allarme eccessivo e ingiustificato sull’annunciata apertura del Cpr (Centro di permanenza e rimpatrio) nell'ex carcere.

All’azione di sensibilizzazione devono accompagnarsi scelte politiche coraggiose. A questo proposito Spanu ha ricordato che la Regione è in campo per potenziare la rete degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e ha elogiato il lavoro della giunta comunale di Nuoro, apripista nel territorio. La portavoce del gruppo “Lavoro e Migranti” ha sollecitato le istituzioni a favorire un’armonizzazione delle procedure di accesso ai vari servizi, che spesso sono differenti da provincia a provincia. Ad esempio i codici alfanumerici vengono rilasciati con una certa celerità all’Agenzia delle entrate di Nuoro, non altrettanto a Sassari. Su questo punto ha mostrato grande disponibilità ed evidente competenza – non foss'altro per l’esperienza maturata nella gestione dell'emergenza sbarchi a Cagliari dopo le “primavere arabe” – il prefetto di Nuoro, Carolina Bellantoni. «La parola giusta – ha spiegato – è interazione. È vero che la Sardegna ha conosciuto il fenomeno immigratorio all'improvviso, senza adeguata preparazione, ma questo gap le consente di imitare le buone prassi già sperimentate da altre regioni che, tradizionalmente, sono terra di immigrazione». La modalità giusta perché la Sardegna riesca finalmente a fronteggiare questo fenomeno strutturale con mezzi ordinari (non più straordinari), per il prefetto Bellantoni risiede nell’opportunità che le istituzioni ragionino su un doppio binario: da una parte dare la possibilità di piena capacità di cittadinanza a quei migranti che hanno optato per un progetto di vita qui in Sardegna. Dall’altra assistere nel migliore dei modi tutti quelli che scelgono di fermarsi per un breve periodo e manifestano la loro volontà di realizzare il progetto di vita in altri Paesi o regioni. Anche il prefetto ha insistito sulla necessità di favorire progetti di microaccoglienza, condividendo la filosofia che ispira i progetti Sprar: «Purtroppo, dall'ultimo
report ministeriale, la Sardegna risulta fanalino di coda».

Intanto la Prefettura di Nuoro si appresta a riattivare il Consiglio territoriale per le migrazioni, un organo previsto dal Testo unico, che ha il compito di fungere da luogo d'incontro tra istituzioni e associazioni.

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