Onda Rosa in appalto, scoppia la rivolta

Porcu contro il Comune: «Così si snatura la nostra storia». In Ogliastra l’unico Centro antiviolenza gestito dal pubblico

NUORO. Il percorso verso l’affrancamento dalla violenza di genere è lastricato da pietre d’inciampo. Ne sanno qualcosa le donne che da anni lottano contro ogni forma di maltrattamenti nei confronti delle vittime.

Luisanna Porcu, referente di Onda rosa, il primo centro antiviolenza nato ormai 22 anni orsono a Nuoro teme che con l’affidamento della struttura il possa trasformarsi in un servizio come tanti, una modalità di intervento assimilabile ad un qualsiasi servizio sociosanitario. Prima delle legge regionale 7, quella che regolamenta l’istituzione e l’attività dei centri antiviolenza, l’impegno a sostegno delle donne era imperniata sulla buona volontà. «Abbiamo lottato affinché ci fosse un centro e almeno cinque case rifugio» racconta Porcu. «Qui le donne maltrattate potevano rivolgersi gratuitamente, non era previsto il pagamento di una retta da parte dei comuni e l’ospitalità non era legata alla residenza».

Questa scelta era dettata da una esigenza: consentire a chiunque di rivolgersi ai centri, senza alcuna intermediazione dei servizi sociali. I centri – è la tesi della responsabile di Onda rosa – sono il frutto di una metodologia politica e di rapporti tra donne, scambio di valore collettivo, trasferimento di competenze, saperi e consapevolezza. «Il comune di Nuoro nel 2007 si è accreditato ed ora però esiste la concreta possibilità che il centro e la casa rifugio segua la strada dell’affidamento». Una possibilità che la storica attivista dei diritti delle donne non vede di buon occhio perché mandare in gara il centro «significherebbe annullare tutto il portato politico. A questo punto il centro diventerebbe un luogo neutro , non più un movimento femminile ma un intervento sociosanitario, con logiche di mercato e cioè tutto ciò che abbiamo combattuto. Non vogliamo centri come servizi ma come luoghi di donne per altre donne». Luoghi che nel corso degli anni sono diventati importanti punti di riferimento per centinaia di mogli e madri vittime di abusi familiari. «Sosteniamo 330 donne l’anno, con i loro bambini» spiega ancora Luisanna Porcu. Nel capoluogo barbaricino arrivano donne da tutta la Sardegna, anche se la maggioranza è rappresentato da donne che abitano in provincia.

Una seconda struttura, gestita da un’associazione, è nata nel 2012 in Ogliastra e fa capo all’associazione FiguraSfondo- onlus presieduta da Annalisa Lai, centro antiviolenza “Mai più violate”. Un iter differente è stato invece percorso dal struttura dell’Unione dei comuni d’Ogliastra, il terzo della provincia di Nuoro e il primo di quella che fu, per pochi anni, una provincia autonomo. Il centro è l’unico in Sardegna gestito da un ente pubblico. «La nostra struttura – spiega l’operatrice che rimane volutamente anonima –, offre uno spazio di ascolto protetto e nasce con l’intento di assicurare sostegno e tutela alle donne vittime di violenza». L’impegno anche in questo caso è volto ad un’opera di informazione e sensibilizzazione della comunità rispetto a un problema che mina l’integrità, la dignità ed il valore della persona e della famiglia. Come per le altre realtà il servizio è rivolto a tutte le donne vittime di violenza e ai loro figli minori indipendentemente dal luogo di residenza, seppure operi prevalentemente nei 22 comuni della ex provincia ogliastrina. Nella sede ogliastrina opera personale femminile specializzato che costituisce un’equipe multi disciplinare comprendente diverse figure professionali: assistente sociale, una psicologa e un’avvocata. L’attività del centro si focalizza soprattutto sull’accoglienza sostegno e sull’accompagnamento della donna vittima di violenza all’interno di un percorso di affrancamento dal contesto ambientale, un processo che si protrae nel medio e lungo periodo. Garantisce gratuitamente alle donne i servizi di ascolto telefonico, supporto psicologico, consulenza legale e sociale. E gli interventi sono in continua crescita. Nel 2013 i casi trattati sono stati 54, 72 l’anno seguente, 74 nel 2016 e 77 lo scorso anno. «Prendendo in considerazione gli ultimi quattro anni di attività si è rilevato un incremento del 42 per cento dei casi in carico al centro antiviolenza» conclude l’operatrice. E Il numero delle donne attualmente supportate lascia prevedere un incremento ulteriore a termine dell’anno 2017. Il profilo tipo delle vittime di violenza prese in carico dalla struttura oglaistrina corrisponde a donne comprese tra i 30 e i 65anni di età, sposate o separate nonché madri. Si tratta perlopiù di casalinghe o lavoratrici occasionali in possesso, prevalentemente, della licenza media e di nazionalità italiana.

Andrea Piroddi sindaco di Ilbono è l’attuale presidente dell’Unione che riunisce i comuni di Arzana, Lanusei Elini Ilbono, Loceri e Barisardo. L’amministratore sottolinea i ragionamenti che hanno portato all’apertura di un servizio da parte del pubblico. «Il nostro è l'unico centro in tutta l'isola gestito direttamente da un ente pubblico. Questa scelta, che risale a qualche anno, è stata
fatta per avere un controllo diretto di tutti i casi trattati» spiega ancora Piroddi che aggiunge: «Vi è una stretta correlazione tra le attività del centro antiviolenza e i servizi sociali e in una piccola realtà come la nostra. Spiace constatare l'elevato numero dei casi trattati» .

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