Le ricette della Cisl per le zone interne

Nel paese più povero d’Italia sindacato e politica a confronto su spopolamento e povertà

ONANÌ. La gente ha risposto in forze all’appello in versi, riportato nella brochure della Cisl di Nuoro sul convegno dal titolo “Spopolamento delle zone interne”, che si è tenuto ad Onanì. Un tema molto attuale e sentito e una occasione ghiotta per la presenza, ieri mattina, del segretario nazionale confederale dell’organizzazione sindacale Gian Luigi Petteni, del segretario generale Usr Cisl Sardegna, Ignazio Ganga, dei consiglieri regionali Roberto Deriu, Emilio Usula e Pietro Pittalis e del presidente del Gal Nuorese-Baronia Giovanni Mossa. Tutti hanno convenuto sulla riflessione di Ganga e sulla sintesi di Petteni. Il denominatore comune, la necessità di alimentare la centralità del territorio e, quindi, di rivedere la promozione facendo un confronto non solo economico ma anche a livello sociale. In buona sostanza occorrono “riforme strutturali”. Nel corso del dibattito è persino emersa l’idea di unificare le proposte di legge di Pittalis, Deriu e Usula sulle zone interne. «Tutto si riduce a risorse che mancano e non si intravede una soluzione» ha sottolineato Pittalis. Mossa, nell’illustrare la programmazione del Gal ha, invece, lamentato il taglio alle risorse tagliate. All’inizio è stato presentato un filmato realizzato nel 1961 a Onanì che ha restituito il vero volto dello spopolamento. Allora nei vari momenti della vita sociale, c’erano una fiumana di bambini.

Una situazione che, come ha precisato il sindaco Clara Michelangeli, contrasta «con 1 o 2 nascite all’anno in una popolazione di poco più di 400 abitanti. Dove c’è lavoro, c’è gente». E a Onanì il lavoro manca. «Abbiamo voluto convocare qui il consiglio generale proprio perché, come noto, è il paese più povero d’Italia» ha esordito il segretario provinciale Michele Fele illustrando una relazione per frenare lo spopolamento in corso e l’esodo dei giovani che hanno qui le loro radici. «Oggi – ha incalzato Fele – i dati dicono che nei prossimi 60 anni, 31 dei 377 comuni della Sardegna (la terra dei centenari) forse non esisteranno più».

Onanì è un caso emblematico: i dati Istat al 1961 davano ben 1499 abitanti, 40 anni dopo sono 390 abitanti. I comuni interessati da questa dinamica sono 250. Per i partecipanti alla tavola rotonda non bastano studi settoriali, serve un risveglio della politica, mettendo insieme
tutte le intelligenze, si deve analizzare la situazione, non previsioni ma proiezioni a partire dalle situazioni di fatto. «L’obiettivo non è solo il contenimento dello spopolamento quanto l’inversione dell’attuale tendenza ad abbandonare le aree interne» ha concluso il segretario Cisl.

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