Ilbono, altri dodici assolti per le truffe alle assicurazioni

Il giudice di Lanusei ha accolto le tesi difensive dei legali degli imputati, tutti del paese L’inchiesta ha preso il via nel 2010 con l’allora procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi

ILBONO. Era stata salutata come una delle più grandi operazioni antitruffa mai avvenuta in Ogliastra. Si sta rivelando, via via che arrivano i verdetti quasi tutte di segno positivo per gli imputati, una vera e propria bolla di sapone.

Sono dodici le assoluzioni pronunciate nel tardo pomeriggio di ieri dal giudice del Tribunale di Lanusei Gian Paolo Piana nel processo a carico di un gruppo di persone di Ilbono accusate a vario titolo di far parte di una banda specializzata in raggiri alle compagnie assicurative. Le sentenze di assoluzione sono arrivate poco dopo le 18 al termine di una giornata lunga e convulsa iniziata alle 9 del mattino. Il pronunciamento del giudice monocratico smonta di fatto il poderoso impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Lanusei e accoglie la tesi dei legali degli imputati sottoposti a due distinti procedimenti. Nel primo come imputati comparivano Alessio Meleddu, Salvatore Lorenzo Usai, Luigi Antonio Barrui, Carlo Pili, Mauro Chiai, Bruno Ferrai e Mario Antonio Depau. Nel secondo Mauro Chiai, Alessio Meleddu, Antonio Piras, Mario Antonio Depau e Letizia Pisau. Il giudice ha rigettato la richiesta del pubblico ministero Valentina Congiu che, nel corso della requisitoria, aveva chiesto un anno e sei mesi di reclusione. I difensori degli imputati (gli avvocato Magalì Cabras, Marcello Caddori, Paolo Pilia e Paolo Demuro) hanno convinto il giudice della mancanza di prove nei confronti dei loro assistiti. Che in tre casi hanno avuto una doppia assoluzione. «L’accusa non è riuscita a corroborare il suo impianto accusatorio con elementi validi ed efficaci» è stata la tesi difensiva che alla fine è stata premiata con le assoluzioni. In questi dibattimenti, in cui le posizioni si intersecano e sovrappongono, gli imputati erano accusati di aver architettato una lunga serie di falsi incidenti per ottenere il risarcimento dalla compagna di assicurazione. Ai processi di ieri, che rappresentano gli ultimi capitoli di un’inchiesta che prese il via nel 2010, a breve seguiranno gli ultimi dibattimenti.

Il procuratore Domenico Fiordalisi e il pm Daniele Rosa avevano ipotizzato che al centro del giro di affari illegali vi fosse un’agenzia di Ilbono, con ramificazioni a Lanusei. In mezzo, come indagati c’erano carrozzieri, semplici cittadini, agenti
assicuratori, e persino alcuni tecnici. Per la Procura di Lanusei, insomma, le carte raccolte nel corso delle indagini (che comprendevano un periodo che andava dal 2003 al 2010) provavano l'esistenza di una vera e propria associazione a delinquere. Ma questo impianto sinora non ha retto.

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