Consorzio agrario chiuso Siniscola cerca alternative

È stata messa in vendita la storica struttura della centralissima via Gramsci I titolari: «Una fine annunciata, ma noi non rimarremo con le mani in mano»

SINISCOLA. La chiusura di un’attività commerciale non è mai un mero adempimento di procedure. Essa urta i sentimenti di chi, nel tempo, ha lavorato per dare un seguito alle proprie passioni. Sotto questo punto di vista, a Siniscola, il 2017 non si è chiuso nel migliore dei modi: parlano alcune vetrine e i cartelli su di esse esposti (liquidazione, affittasi etc.). Con diversi settori merceologici interessati. Ma a Siniscola chiude anche un pezzo di storia legato al tessuto socio-produttivo del settore primario. Lo scorso dicembre, la struttura che ha ospitato il Consorzio agrario è stata messa in vendita. E, di conseguenza, l’attività ha cessato la sua esistenza. «Abbiamo preso atto di quanto deciso a Cagliari – queste le parole di Anna Sannia, l’ex titolare –. Era una fine annunciata, ma tutto questo lascia in me e nei miei collaboratori un profondo senso di malinconia. Est una cosa chi ti nche tirat s’ànima». Antonello Coronas (il marito) e Gino Sannia (il fratello) l’hanno affiancata in questi anni. Esattamente dal 1992, quando insieme presero le redini dell’attività «dopo la parentesi successiva alla gestione Mossa». «La struttura – ha proseguito Sannia nel suo racconto – nasce nei primi anni ‘50 e diviene operativa sul finire di quel decennio. Erano i tempi della Federconsorzi».

Fino al 2001 la struttura dipendeva dal Consorzio provinciale di Nuoro. «Cosa posso ricordare – queste le memorie di Sannia – di quei tempi? Innanzitutto il contatto umano tra direttore e operatori, tra noi e clienti. Col tempo, però, ha prevalso la distanza tra Siniscola e le sedi centrali». Nel 2001 il Consorzio diviene interprovinciale (Nuoro, Oristano e Cagliari). Nel 2005, invece, con la nascita delle nuove Province, prende piede la dimensione regionale: a Cagliari la sede sociale del Consorzio agrario di Sardegna (questo il nome ultimo); a Nuoro e Oristano le secondarie.

«Abbiamo percepito – ancora Sannia – la mancanza di immediatezza che prima era il punto di forza. Pensiamo alle consegne: qui, rispetto al Campidano, abbiamo microrealtà difficilmente raggiungibili. Abbiamo dovuto sopperire con i nostri mezzi». Questi i servizi offerti nella struttura di via Gramsci: idraulica, piccola e grande motorizzazione, servizio officine, vendita lubrificanti, assicurazioni (il fondo agricolo Fata) e credito a tassi agevolati. «Abbiamo anche garantito le visite alle aziende – ha ribadito Sannia – anche per dare i giusti consigli in tema di alimentazione animale e ci siamo avvalsi della collaborazione di diversi settoristi: dall’enologia ai cereali. Un’organizzazione complessa ma armonica». E poi? «Nell’ultima fase abbiamo lavorato con grande difficoltà. Sono venuti a mancare anche gli approvvigionamenti. Siamo stati sprovvisti di merci anche per le stagioni enologiche e casearie. E l’assenza di cereali ha avuto le sue ripercussioni sul versante dei mangimi. Il mais, al 70%, è la componente essenziale di quelli bilanciati». A ciò si è aggiunta la crisi economica che perdura ormai da un decennio: «Tra i nostri clienti c’è chi ha ridotto le semina, chi le concimazioni. L’assenza di liquidità ha pesato». Ora si guarda al futuro della struttura. Siniscola si interroga, e circola anche qualche voce su un possibile nuovo supermarket. Anche se
per alcuni (specie tra chi, in alternativa, propone un mercato civico) «sarebbe l’ennesimo». Quanto all’attività in sé, non tutto pare perduto: «Non rimarremo con le mani in mano – ha concluso Sannia –. Questi venticinque anni sono stati un bagaglio di esperienze che porteremo avanti».

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