La protesta dei pastori dilaga anche a Ottana

Gli allevatori hanno restituito al Comune oltre duecento tessere elettorali «Senza interventi risolutori, il comparto rischia una crisi inarrestabile»

OTTANA. Qualche giorno fa avevano annunciato che anche loro, sulla scia dei loro colleghi di Ollolai e Gavoi, avrebbero restituito i certificati elettorali. E i pastori di Ottana sono stati di parola: tra ieri e l’altro ieri hanno depositato sui banchi del consiglio comunale oltre duecento tessere elettorali.

«Altre– hanno fatto sapere – ne verranno restituite nei prossimi giorni dai nostri familiari». La vertenza promossa nei giorni scorsi dagli operatori del comparto agro pastorale, che si concretizza nel rifiuto di andare a votare alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo, si allarga così a macchia d’olio, coinvolgendo gli allevatori di capi ovini e bovini della Barbagia e della media valle del Tirso.

«Cambieremo idea – hanno fatto sapere gli allevatori di Ottana – solo se prima della data del voto arriveranno risposte concrete alle nostre istanze. Se nulla nel frattempo dovesse cambiare – hanno aggiunto in coro davanti al municipio – siamo determinati ad andare fino in fondo perché il nostro comparto, in mancanza di interventi risolutori, rischia una crisi inarrestabile».

Sotto accusa non c’è solo il crollo del prezzo del latte che, dal 2016, ha subito un calo vertiginoso, ma anche i mancati interventi contro i problemi provocati dalla siccità dello scorso anno, che ha distrutto le campagne e le coltivazioni mettendo a rischio la sopravvivenza degli animali colpiti anche dalla blue tongue, e, infine, i ritardi burocratici legati alla liquidazione dei premi comunitari. «Ormai – hanno sottolineato i pastori, molti dei quali sono ritornati alla campagna dopo la chiusura dell’industria chimica – siamo davvero ridotti alla sopravvivenza».

La protesta dei pastori è stata condivisa dal primo cittadino di Ottana, Franco Saba, che, pur non entrando nel merito della restituzione delle tessere elettorali, ha annunciato la disponibilità dell’amministrazione comunale a sostenere le loro rivendicazioni. «Dopo il fallimento dell’industria – ha fatto sapere il primo cittadino di Ottana – il settore agro-pastorale è diventato un punto di riferimento trainante per il rilancio e il sostegno del nostro sistema produttivo. Penalizzarlo ulteriormente significherebbe mandare a monte un pezzo fondamentale della nostra economia, acuendo cosi la crisi
socio-economica che attanaglia il nostro territorio». La protesta, che nei giorni scorsi ha coinvolto anche i pastori di Noragugume, rischia ora di estendersi a tutto il territorio provinciale, irrompendo così in modo impetuoso sulla campagna elettorale ormai entrata nel vivo.



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