budoni 

Caserma intitolata all’appuntato Pietrino Piu

Il carabiniere morì 52 anni fa durante un conflitto a fuoco con alcuni pericolosi latitanti

BUDONI. Da ieri la caserma dei carabinieri di Budoni porta i nome di Pietrino Piu, eroico appuntato ucciso nel corso di un conflitto a fuoco 52 anni fa. Nel piazzale della struttura militare, ieri mattina si è svolta una toccante cerimonia alla quale hanno partecipato oltre ai vertici dell’Arma e delle istituzioni, la vedova del militare e le due figlie. La commemorazione si è svolta proprio nel giorno in cui Pietrino Più, morì nel corso di un servizio mirato alla cattura di alcuni pericolosi latitanti.

Il picchetto d’onore dei carabinieri schierato per l’occasione, ha accolto i familiari di Piu (una delle figlie è cresciuta in paese) e le autorità: il comandante generale dei carabinieri, Giovanni Truglio, il generale a riposo Seazzu, il responsabile provinciale tenente colonnello Franco Di Pietro, il prefetto di Nuoro Carolina Bellantoni, il questore Massimo Colucci e i comandanti della guardia di Finanza, del commissariato di Polizia, Guardia costiera e Corpo Forestale.

Presenti anche alcuni sindaci del circondario, carabinieri in congedo e i bambini delle scuole. Particolarmente toccante la cerimonia dell’alzabandiera con il tricolore consegnato al comandante di stazione Gian Luca Lombardi dal primo responsabile della sede di Budoni, l’anziano maresciallo Francesco Collu che guidò il presidio dal 1958 al 1960.

Subito dopo la preghiera ai carabinieri caduti, letta dal comandante della stazione di Torpè, i saluti del sindaco di Budoni Giuseppe Porcheddu seguito poi da Di Pietro che nel suo discorso, ha anche elogiato i militari di Irgoli per la brillante operazione della scorsa settimana a Onifai.

Al termine la vedova di Pietrino Piu con al petto la medaglia d’argento conferita alla memoria e le due figlie hanno scoperto la lapide in ricordo del marito e padre. Nel cippo che sarà sistemato all’ingresso della caserma, sono riportate le parole dell’encomio del 1966: “Gia distintosi in precedenti azioni contro il banditismo si offriva quale guida a pattuglia incaricata di controllare un rifugio di abigeatari e latitanti. Nella fase culminante dell’azione, con generoso impulso e cosciente disprezzo del pericolo, affrontando da solo allo scoperto un pericoloso ricercato responsabile
di omicidio, cadeva sotto raffica di mitra repentinamente esplosagli contro dal malvivente mentre controllava un ovile possibile ricetto di abigeatari e latitanti. Mirabile esempio di preclare virtù militati e dedizione al dovere spinta fino al supremo sacrificio”. (s.s.)

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