Uccise la fidanzata: processo a maggio

Giudizio immediato per il biellese Fricano in corte d’assise. La Procura: infierì sulla donna anche quando lei era esanime

NUORO. Ieri mattina, accogliendo la richiesta del procuratore di Nuoro, Andrea Garau, il gip Claudio Cozzella, ha emesso il decreto di giudizio immediato nei confronti di Dimitri Fricano, il biellese di 31 anni, finito in carcere l’estate scorsa con l’accusa di aver ucciso con diverse coltellate la fidanzata Erika Preti, durante una vacanza a Lu Fraili, vicino a San Teodoro. Fricano, che attualmente è detenuto nel carcere di Ivrea, dovrà presentarsi il prossimo 29 maggio davanti alla corte d’assise di Nuoro. Ma i suoi difensori, Roberto Onida e Alessandra Guarini, hanno 15 giorni di tempo, dalla notifica del decreto di giudizio immediato, per chiedere che il loro assistito venga giudicato con un rito alternativo o per chiedere l’applicazione della pena.

Potrebbero, infatti, chiedere un rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica di Fricano che, dopo qualche settimana trascorsa a confondere le acque e raccontare di essere stato aggredito da un misterioso e sanguinario, rapinatore, aveva confessato che era stato lui, invece, l’autore del delitto. «Ho ucciso io Erika. L’ho colpita al culmine di un litigio quando ci stavamo preparando per andare al mare, a fare una gita in gommone con alcuni amici», aveva raccontato al procuratore di Biella, assistito dai suoi difensori.

Secondo il procuratore Andrea Garau, e quanto raccolto nel corso delle indagini dai carabinieri di Siniscola e del nucleo operativo provinciale, Dimitri Fricano aveva litigato con la fidanzata Erika per un nonnulla: per un mucchio di briciole di pane lasciate sul tavolo dove stavano affettando alcuni panini. E per quell’inezia assoluta, Fricano, come scrive sia la Procura sia lo stesso gip nel decreto di giudizio immediato, aveva colpito la povera ragazza «con numerose coltellate inferte con uno o più coltelli seghettati, che le avevano provocato ferite penetranti al collo, alla spalla, al petto, e alla coscia destra, durante una breve colluttazione». Erika, come si legge sempre nel decreto, aveva tentato di difendersi con tutte le sue forze ma purtroppo non era riuscita a fermare la furia di Fricano.

Quest’ultimo, scrive ancora il gip, «agendo con particolare crudeltà, le infieriva, una volta caduta a terra ormai sopraffatta nell’angolo ove venne rinvenuta esanime, un’ultima coltellata nel lato destro del collo, causandone così un duplice scannamento, dal
quale derivava la morte». Una tremenda sequenza di colpi e violenza. Con un’aggravante, per giunta: «l’aver commesso il fatto per motivi abbietti e futili». I genitori della giovane, Fabrizio Preti e Tiziana Suman, anche al processo saranno assistiti dall’avvocato Lorenzo Soro.



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