Bortigali, sfilate annullate l’amarezza del sindaco

Tra le “vittime” illustri del decreto Gabrielli anche il Carnevale del piccolo centro Lo sfogo social di Caggiari: «Si lavora in solitudine, ho pensato di abbandonare»  

BORTIGALI. Il Carnevale appena trascorso ha lasciato non pochi strascichi polemici in diverse comunità della Sardegna. Se è emblematico il caso di Oristano, con l’inusuale protesta dei cavalieri nella prima giornata delle pariglie, anche nel Marghine si sono registrati numerosi problemi organizzativi legati appunto alle nuove normative sulla sicurezza. Nei giorni scorsi, con uno sfogo affidato ai social, il sindaco di Bortigali Francesco Caggiari ha deciso di affrontare pubblicamente la scottante questione con la quale gli amministratori hanno dovuto necessariamente fare i conti nelle ultime settimane, ossia l’applicazione dell’ormai noto decreto Gabrielli che, nel caso specifico di Bortigali ma anche a Birori, ha portato all’annullamento della sfilata dei carri. Si tratta delle nuove direttive sulla sicurezza previste per l’organizzazione delle manifestazioni pubbliche, introdotte a seguito degli incidenti verificatisi a Torino in occasione della finale di Champions League. Misure stringenti che, applicate nei piccoli Comuni, possono creare davvero grossi problemi a chi organizza gli eventi, per quanto piccoli possano essere e spesso proprio in ragione di questo. «Alla solitudine di un sindaco di paese» è l’incipit denso di significato che apre un corposo testo nel quale il sindaco palesa tutta la frustrazione e la delusione di chi, da rappresentante dello Stato, è tenuto all’applicazione delle normative pur consapevole delle inevitabili ripercussioni negative sulla sua comunità. L’annullamento della sfilata ha infatti creato un diffuso malumore tra i cittadini e Caggiari si è ritrovato, forse per la prima volta, il paese contro: «ho pensato di abbandonare la barca – ammette nel post – perché il sindaco lo si fa in sinergia con i cittadini, non contro. Penso – aggiunge oggi – che non ci sarà più nessuno che vorrà ricoprire questo ruolo. Troppe responsabilità, troppi rischi. La politica si dovrebbe fare carico di queste questioni, dovrebbe sostenere e chiarire, invece noi amministratori siamo lasciati soli e diventiamo un bersaglio facile».

Ma non è solo il malumore dei suoi concittadini a preoccupare il primo cittadino, perché quando si va in sottrazione, quando si svuotano i luoghi e si sviliscono persino i momenti di aggregazione e di socialità, ai paesi rimane ben poco: «nei piccoli comuni non c’è molto da fare, se togliamo anche queste occasioni di socialità e di divertimento, cosa lasciamo ai nostri giovani? Solo il bar? Come si fa a mettere sullo stesso piano le 200 persone in maschera in un piccolo comune con le manifestazioni organizzate nelle grandi città che attirano decine di migliaia di visitatori? Bortigali non è Venezia o Viareggio. Certo, la sicurezza va garantita, ma credo anche che le direttive vadano tarate alle realtà
locali in cui si applicano». Uno sfogo umano ma anche decisamente politico quello di Francesco Caggiari, che ha incassato la solidarietà di numerosi cittadini e di altrettanto numerosi amministratori, della Sardegna ma anche della Penisola, tutti alle prese con gli stessi adempimenti.

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