Torpè, caso Maccheronis «Serve una nuova diga»

L’ex assessore Maninchedda interviene sull’apertura delle paratie dell’invaso «La Baronia, lo dico da anni, ha bisogno anche di un dissalatore stagionale»

TORPÈ. «La politica non dovrebbe scherzare col fuoco, ma neppure con l’acqua». Paolo Maninchedda, ex assessore regionale dei Lavori pubblici (l’attuale titolare, Edoardo Balzarini, incontrerà oggi i sindaci di Torpè e Posada) è intervenuto sulla questione Maccheronis e sull’apertura delle paratie nella diga, misura in linea con i parametri indicati nel piano di laminazione.

«È certamente giusto rivendicare una efficiente rete di pluviometri», ha dichiarato il segretario del Partito dei sardi a seguito della richiesta avanzata da Ambrogio Guiso, presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale. Ma se tali strumenti consentono «di monitorare le piene e di usare bene il tempo che intercorre tra l’inizio e l’arrivo della piena, in modo da poter svuotare per tempo l’invaso», per Maninchedda è «sbagliato pensare che i livelli degli invasi possano comunque essere tenuti alti facendo affidamento sulla maggiore velocità di deflusso da quella di afflusso. Fare queste previsioni significa giocare alla roulette russa sulla pelle della gente».

Da qui la proposta, reiterata, circa nuove infrastrutture e dissalatori: «Vado ripetendo che l’area a valle di Maccheronis ha bisogno di un’altra diga a monte di Maccheronis e lo ripeto a futura memoria. Vado ripetendo da anni che la Baronia ha bisogno di uno o più dissalatori stagionali, non permanenti. Ma nessuno mi viene dietro. Aspetto soluzioni alternative. Vado ripetendo da anni che occorre studiare i giacimenti acquiferi sotterranei, perché occorre capire come e fino a che punto possano essere utilizzati nei periodi siccitosi». In merito alle irrigazioni, Maninchedda ha chiuso sostenendo che non si può procedere «come si faceva un tempo, ma che occorre invece lavorare sull’irrigazione a pioggia. Non possiamo più usare l’acqua da gennaio (non da marzo come accadeva prima, con l’inizio della stagione irrigua) per fare grasse le piante per la biomassa delle centrali elettriche (come accade nella Nurra) e rendere magre le vacche e le pecore. Parlare d’acqua comporta essere molto seri». Maninchedda e Guiso si confrontarono già nel 2016 in merito alla data di chiusura primaverile della diga. Il Consorzio, all’epoca, suggerì di fissare la data al 28 febbraio o, al massimo, al 31 marzo. La diga venne chiusa il 13 aprile e, secondo Guiso, tali ritardi avrebbero contribuito alla crisi idrica del successivo autunno. Il 3 ottobre il Consorzio di Bonifica chiuse
infatti le condotte dell'acqua grezza. Dichiarazioni contestate da Maninchedda, allora assessore, che ricordò la convenzione stipulata con Enas in base alla quale lo stesso Consorzio era «individuato come unico responsabile della gestione della diga, dal 1 aprile 2014 al 31 marzo 2016».

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