Emergenza idrica, ecologisti contro una nuova diga

Torpè, il presidente del Gruppo d’intervento giuridico: «Resta disastroso il tasso di perdita d’acqua delle reti»

TORPÈ. Prosegue il dibattito pubblico sulla gestione idrica dell’invaso di Maccheronis e delle sorgenti del Monte Albo. Una discussione che non riguarda soltanto il territorio alto-baroniese e che coinvolge diversi attori sardi, anche ben oltre il campo politico. Tra le voci contrarie alla costruzione di una nuova diga, come quella di Giunturas che dovrebbe invasare circa settanta milioni di metri cubi d’acqua, c’è quella del Gruppo di intervento giuridico.

«Siamo nel 2018 e ancora stiamo aspettando la pioggia con tutta l’acqua che si perde».

È questa la sintesi di Stefano Deliperi, presidente dell’associazione ecologista nata a Cagliari nei primi anni ‘90 «con lo scopo di difendere il territorio e le sue valenze ambientali». Nessuna nuova infrastruttura, quindi, a differenza di quanto affermato da due ex assessori regionali dei Lavori pubblici, Paolo Maninchedda e Silvestro Ladu (secondo l’ex primo cittadino di Siniscola, nel prossimo futuro non basterebbero per il territorio nemmeno i 35 milioni di metri cubi d’acqua raggiungibili con il completamento dei lavori di Maccheronis).

«A operazioni di collaudo ultimate delle dighe sarde già realizzate – ha affermato Deliperi – potremo contare su circa 2 miliardi e 280 milioni metri cubi di risorsa idrica “invasabile”. Sono quindi altri i reali motivi della crisi idrica: il disastroso tasso di perdita delle reti e la perdurante assenza di connessioni fra gli invasi. Le reti vanno riparate e le quantità d’acqua che oggi si buttano a mare devono essere trasportate negli invasi contigui oggi non pieni: un lavoro previsto fin dai primi anni duemila ma accantonato. Nel 2014, il 55% dell’acqua immessa in rete da Abbanoa è andata persa. E negli ultimi tre anni la situazione non è cambiata significativamente».

In merito all’opzione dissalatori, secondo Deliperi «non dovremmo nemmeno parlarne se vi fosse una gestione corretta del sistema. E come se avessimo un palazzo senza finestre – ha proseguito – con conseguente dispendio di energia per poterlo riscaldare. Il problema non è cambiare o potenziare la caldaia, ma quello di mettere gli infissi. Ed è un problema chiaro a tutti, anche a chi propone i dissalatori». Cautela sull’emungimento delle acque carsiche del Monte Albo: «abbiamo più ipotesi che non ragionamenti su dati certi. A oggi non mi pare che valutazioni preventive sullo stato delle falde ve ne siano. Inoltre tutti questi interventi dovrebbero essere assoggettati a procedure di valutazione
ambientale strategica coinvolgendo le comunità». Ultima nota sui reflui civili depurati e «scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo, né agricolo, né industriale».

«Attualmente – ha chiuso Deliperi – si stimano circa 350 milioni di metri cubi».

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