Droga e soldi nell’ovile, condannato a 10 anni

I giudici hanno disposto la confisca dei beni dell’allevatore di Loculi, Mercurio Il pm aveva chiesto 7 anni. Per la difesa le somme non erano frutto di crimini

NUORO. Dieci anni di reclusione e la confisca di tutti i beni sequestrati. Una cifra che tra contanti, il valore degli immobili, auto e conti correnti supera il milione di euro. Ieri, poco dopo le 11 e 30, il collegio presieduto dal giudice Giorgio Cannas, ha emesso il verdetto di condanna nei confronti dell’allevatore di Loculi, Giovanni Mercurio, alla conclusione di una camera di consiglio di quasi un’ora. Una condanna pesante. Di gran lunga maggiore ai sette anni di reclusione (e confisca dei beni) sollecitata dalla pubblica accusa nella precedente udienza per l’imputato a processo per detenzione di droga.

Nel verdetto contenuto nelle due pagine del dispositivo oltre a comminare a Mercurio dieci anni di reclusione, lo si condanna a pagare 80 mila euro di multa, si ordina la confisca di 591.500 euro, dell’immobile di Calangianus di proprietà dell’allevatore, costituito da un terreno e dall’abitazione, dell’Audi A3 e delle somme: un saldo di circa 30 mila euro presente al momento del sequestri nei conti correnti.

L’udienza di ieri mattina era stata riservata alle repliche sia del pm Ireno Satta sia dei due difensori dell’uomo, gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi. Poco più di quindici minuti a testa per ribadire i concetti già espressi durante le discussioni che li avevano visti protagonisti nella parte finale di un processo. Per il pm – ricalcando i punti basilari della sua requisitoria – quelle ingenti risorse sequestrate quattro anni fa (solo in una buca di un terreno di proprietà di Mercurio i carabinieri scovarono ben 330 mila euro in contanti) proverrebbero dall’attività illecita dell’uomo e in particolare dal traffico di stupefacenti. Per questo Satta ha ribadito la richiesta di condanna già sollecitata nella precedente udienza fermandosi comunque a sette anni.

Anche i difensori dell’imputato – Mercurio ieri non era presente al processo – durante le repliche non si sono distaccati dai concetti cardine sviscerati nelle arringhe. Per Lai e Manconi nel dibattimento non si è assolutamente formata la prova che riconduce al proprio assistito la paternità della droga, così come non si può affermare che le somme siano il frutto di un’intensa attività criminale. Ancora una volta, dunque, per i legali Mercurio andava assolto e i suoi beni dissequestrati. Ragionamenti e conclusioni non sposati dal collegio giudicante che ha con fermezza condannato l’uomo. Mercurio era finito nei guai nel 2014 quando i carabinieri avevano intercettato un camper con 50 chili
di marijuana nella casa di famiglia. In quell’occasione, in una buca scavata nel giardino della sua abitazione, erano stati trovati oltre 330 mila euro. Nel 2015 gli vennero poi sequestrati beni per oltre un milione di euro. Gli stessi che la sentenza di ieri ha dichiarati confiscati.

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