Cardedu, esplode il caso delle aree del Demanio

I terreni su cui sorgono chiesa, biblioteca e caserma non appartengono al Comune L’appello del sindaco: «Ci trasferiscano la proprietà, fermi progetti importanti»

CARDEDU. C’è una piccola enclave “giurisdizionale” nel cuore di Cardedu nella quale il Comune non può mettere mano. Si tratta di un ettaro appena, che ricade sotto il Demanio regionale. Qui nel corso del tempo sono state costruite la chiesa, la biblioteca comunale e la caserma dei carabinieri. Una grana all’italiana, una storia di ordinaria burocrazia che in Municipio stanno cercando di risolvere, sinora senza risultati concreti. Al palo rimangono, quindi, il progetto di un parco giochi per i bambini del paese (destinatario inizialmente di un finanziamento del bando Civis) la riqualificazione dell’edificio che ospita l’Arma e la biblioteca. Sulla graticola è finito il sindaco, Matteo Piras, che si trova tra l’incudine il martello.

Da una parte vorrebbe dare il via ai lavori per abbellire il centro dell’abitato, dall’altra c’è lo spettro della Corte dei conti che potrebbe sanzionare l’utilizzo di risorse pubbliche in aree che non appartengono all’ente. «Da un anno – dice Piras – sto chiedendo alla Regione di decretare il passaggio di quella superficie al Comune. Ma da Cagliari non abbiamo ricevuto risposte». La vicenda trae origine da un fatto drammatico: l’alluvione che nel 1951 fece franare il vecchio borgo di Gairo e costrinse la popolazione ad abbandonare il paese. Una parte dei gairesi rimase nel versante montano e decise di ricostruire le abitazioni poche centinaia di metri sotto il centro franato. Altri migrarono verso la costa. E qui in una posizione felice a poche centinaia di metri della mare nacque nato il nuovo centro abitato.

Alla fine degli anni cinquanta la Cassa del mezzogiorno espropriò diecimila metri quadri per costituire il nucleo originario del “borgo rurale di Cardedu”. Qualche tempo dopo trasferì la proprietà dell’area Demanio regionale che a sua volta la diede in uso al Consorzio di bonifica. Una trafila complessa che, tuttavia, non ha lasciato traccia. «Di tutti questi passaggi, nei nostri uffici non c’è neanche l’ombra di un documento»
prosegue il primo cittadino. Negli archivi dell’ufficio comunale per la ricostruzione ci sono quintali di carte, mancano proprio quelle che potrebbero dirimere la spinosa vicenda. E a quanto pare non si trovano neanche a Cagliari. «Ora- conclude Piras – la parola passa ora alla Regione.

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