Il futuro di Ottana è l'agroalimentare

Basta con la chimica: Provincia, Confindustria, sindacati, Consorzio e Comuni in un documento di 30 pagine scrivono le linee di sviluppo per i 400 ettari dell'area industriale

OTTANA. Un documento di 30 pagine per cercare di disegnare un nuovo futuro all'area industriale di Ottana dopo la chiusura delle più importanti realtà industriali dell'ex polo chimico e il licenziamento di centinaia di lavoratori, gli ultimi quelli di Ottana Polimeri e Ottana Energia.

Un documento articolato, che, dopo aver analizzato il passato ormai chiuso, traccia un percorso che, se realizzato almeno in parte, potrebbe segnare la ripresa produttiva dell'area industriale, alimentando speranze di nuova occupazione. Questo l'obiettivo di Provincia, Confindustria, sindacati Cgil, Cisl e Uil, Consorzio industriale e Comuni di Ottana, Noragugume e Bolotana, nel cui territorio ricadono i 400 ettari dell'area industriale, che, in un documento congiunto dal titolo "Proposte per la reindustrializzazione del sito industriale di Ottana e Bolotana", hanno messo a punto una serie di idee da trasformare, se sostenute da adeguati progetti e investimenti finanziari, in percorsi di ripresa e di sviluppo «agganciati alla peculiarità del territorio per garantire una crescita che duri negli anni». Il tutto partendo da una riflessione fondamentale che chiude con il passato.

Addio alla chimica. «L'esperienza di sviluppo industriale incentrato sulla chimica tradizionale - si legge nel documento consegnato al presidente dalla Regione, Francesco Pigliaru, per attivare la procedura di area di crisi complessa - a Ottana può considerarsi definitivamente conclusa, anche se non si sono ancora esauriti gli effetti negativi sul tessuto sociale e sull'ambiente».Effetti negativi che vengono riassunti in due contraccolpi: uno sull'occupazione "crollata verticalmente", e l'altro «sul possibile inquinamento dell'area in conseguenza delle lavorazioni effettuate nel tempo da soggetti diversi». Nonostante tutto, però, «l'area di Ottana-Bolotana rimane un sito industriale strategico e di interesse nazionale, che conserva ancora oggi molte caratteristiche di rilevanza produttiva» dalle quali ripartire per creare nuovo sviluppo economico, tenendo conto della realtà attuale che vede, all'interno del sito, un frastagliato arcipelago di 20 piccole aziende con circa 320 lavoratori. Proprio da questa realtà partono le proposte che individuano tre settori di sviluppo che tengono conto dell'esistente: la filiera della gomma rappresentata dall'Antica Fornace Villa di Chiesa; il polo ambientale, nel quale operano sette aziende (Eko 3000, Barbagia Ambiente, Ecocentro Sardegna, Central Sughero, Air Mobility, WD Green Sardinia e Lananostra) e il polo energetico nel quale sono presenti altre sette aziende (Ottana Energia, Biopower Sardegna, gruppo Graziella Green Power, Ottana Solar Power, centrale termodinamica Enas, stazione elettrica Terna ed En.Sol).

Energia e ambiente.Questi settori vanno potenziati puntando «su un nuovo modello di sviluppo che rilanci il settore manifatturiero con la conseguente apertura di nuovi comparti nelle filiere della gomma, dell'energia e dell'ambiente, migliorando le infrastrutture e i servizi e riqualificando la vecchia palazzina degli uffici dell'ex Enichem (il cosiddetto palazzo di vetro) che potrebbe essere adibito a centro di formazione, incubatore di nuove imprese e a museo dell'industrializzazione».

Ma al di là delle filiere esistenti, Ottana potrebbe rappresentare una base logistica per l'agroalimentare. «La sua posizione baricentrica, l'accessibilità viaria, la disponibilità

di energia e di grandi strutture immobiliari quali la ex Legler fanno del sito di Ottana un luogo ideale per la realizzazione di una struttura di refrigerazione dei prodotti alimentari del territorio, per il packaging, lo stoccaggio e la gestione del marketing della logistica finale».

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