Nasce la rete della cultura, insieme le 10 città finaliste

Capitale 2020, il Comune aderisce al sodalizio tra i capoluoghi partecipanti. Il vice sindaco: «Comincia la collaborazione con scambi di idee e di progetti»

NUORO. Dieci città che si incontrano e parlano la stessa lingua, quella della cultura. È nata così la “Rete delle città finaliste a Capitale Italiana della Cultura 2020”. Il 7 e l’8 aprile a Casale Monferrato si sono riunite le dieci città, compresa la vincitrice Parma, che hanno concorso per diventare Capitale italiana della Cultura 2020, e insieme hanno dato via a una collaborazione basata sullo scambio di idee e progetti. L’obiettivo è iniziare un percorso di collaborazione e confronto che permetta di costruire una piattaforma di lavoro per una progettazione culturale congiunta. L’idea, che uniti si riesce a ottenere più risultati sia a livello nazionale che locale, ha spinto le dieci città a impegnarsi per fare davvero rete.

Se uno degli obiettivi della candidatura a Capitale della Cultura era infatti l’abolizione del cultural divide, ora sono le città che, a prescindere dal titolo, vogliono comunque provare a superare l’ostacolo dell’accessibilità alla cultura, alle culture. E per farlo hanno deciso di incontrarsi periodicamente, raccontarsi i propri progetti, condividerne alcuni e svilupparli insieme. Riuscire magari a creare non solo un think tank dal quale attingere idee, scambiarsi informazioni e contatti, ma fare massa critica e accedere più facilmente a progetti e finanziamenti nazionali ed europei sui quali lavorare insieme con le diverse città.

«Uno dei tre assi sui quali si basava la nostra candidatura era proprio il “Filindeu”, ovvero il sistema reticolare, quella struttura di relazioni e scambi che rappresenta un’esigenza fondamentale per un’isola come la Sardegna», ha commentato l’assessore alla Cultura Sebastian Cocco che ha partecipato alla due giorni di lavoro a Casale Monferrato insieme con il presidente del Consiglio Fabrizio Beccu, «vogliamo che l’insularità non sia più vista come un handicap fisico, ma come un punto di forza che ci sproni continuamente alla ricerca, al viaggio, alla contaminazione, perché anche la conservazione del nostro patrimonio culturale avviene attraverso la trasmissione e lo scambio».

«Grazie a Agrigento, Bitonto, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Treviso e Parma, che hanno aderito al convegno Capitale Culturale: Essere o Avere e costituito subito una nuova realtà, abbiamo accorciato un po’ l’Italia e ribadito insieme che la Cultura conta», ha commentato l’assessore alla Cultura di Casale Monferrato, Daria Carmi, che ha organizzato il primo dei numerosi incontri che saranno organizzati nei prossimi mesi dalle altre nove città.

Tra queste anche Nuoro, che ospiterà le altre finaliste in occasione delle celebrazioni del Redentore, a fine agosto: «Ai vari comuni abbiamo rivolto l’invito a estendere la partecipazione anche agli operatori culturali – dice Cocco – perché oltre alla collaborazione tra amministratori si creino concrete reti di
scambio tra chi ogni giorno si occupa di progettazione culturale a livello non solo pubblico, ma privato».

Le dieci città hanno deciso di chiedere al governo costituente di portare avanti il progetto di Capitale italiana della Cultura ed estenderlo anche oltre il 2020.



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