Ottana punta sul fotovoltaico

Il Consorzio industriale cede 22 ettari all’impresa di energie rinnovabili che farà l’offerta migliore

OTTANA. Una superficie complessiva di 221.249 metri quadri, pari a poco più di 22 ettari, da cedere in diritto di superficie per trent’anni per realizzare, nell'area industriale di Ottana e Bolotana, impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Questa la decisione presa dal Consorzio industriale provinciale di Nuoro (ex Asi di Ottana) che ha già avviato la procedura aperta per le manifestazioni di interesse che devono pervenire all’ente consortile entro il 15 maggio. Le aree, divise in cinque lotti, tutti individuati nel comparto industriale di Bolotana, saranno assegnate a chi offrirà il prezzo più alto rispetto al minimo di 10 euro a metro quadro indicato nel bando.

Al di là della proposta economica, la decisione del Consorzio industriale, presa probabilmente per fare fronte ai problemi finanziari in cui si dibatte l’ente consortile, segna un nuovo tassello del progetto, ampio e controverso, che punta a trasformare l'area industriale di Ottana in polo energetico rinnovabile. Un progetto che, se da un lato dice definitivamente addio alla chimica di base, dall'altro rischia di trasformare la piana del Tirso in un mare di pannelli solari e parchi fotovoltaici che occupano il suolo senza creare occupazione, sottraendo, peraltro, il territorio a un futuro sviluppo agropastorale. Basti considerare che nell'area industriale di Ottana-Bolotana-Noragugume, che ha una superficie di 450 ettari, buona parte dei quali da bonificare, sono già operative quattro aziende (gruppo Graziella Green Power, Ottana Solar Power, centrale termodinamica Enas, En.Sol Energy Service) che producono 50 megawat di energia rinnovabile su una superficie complessiva di oltre 100 ettari. Le quattro aziende messe insieme, secondo i dati contenuti in un recente documento inviato alla Regione dalle parti sociali, dalla Provincia e dei comuni del territorio, occupano soltanto 8 persone. «Nel sito industriale – si legge nel documento – si contano numerosi parchi fotovoltaici con consistente occupazione del suolo e pochi dipendenti».

All’assenza di occupazione, in un territorio in crisi sociale e di lavoro, si aggiunge poi un aspetto puramente paesaggistico, più volte denunciato dalle associazioni ambientaliste, caratterizzato da enormi distese di pannelli solari in un territorio già deturpato dalle ciminiere spente e da cumuli incontrollati di residui industriali. Il parco fotovoltaico più grande è quello realizzato nel 2013 da Graziella Green Power, una società con sede ad Arezzo che opera in tutta Italia. Un impianto enorme, il più grande dell'isola e uno dei maggiori in Europa, che si estende su un’area di 45 ettari dove sono installati 103.240 pannelli solari in grado di produrre 40 milioni di kilowatt all’anno. Una produzione in grado di soddisfare il bisogno energetico di 15 mila famiglie. A fronte di questi numeri mastodontici, il mega impianto occupa solo 2 persone. Gli stessi addetti delle altre tre aziende di energia rinnovabile
presenti nella piana di Ottana. Alle quali se ne aggiungeranno ora altre cinque se dovesse andare in porto il progetto lanciato dal Consorzio industriale. Un progetto che, ancora una volta, crea occupazione del suolo e non delle persone. Il futuro di Ottana è ancora avvolto dal nulla.

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