Il Consorzio di bonifica vince contro tre Comuni

Bitti, Lula e Onanì non pagarono il servizio dell’impianto di depurazione Il Tar condanna le amministrazioni al rimborso delle spese e dei costi di gestione

BITTI. I comuni di Bitti, Lula e Onanì sono stati condannati dal presidente della seconda sezione del Tar, Francesco Scano, al rimborso delle spese e dei costi di gestione dell’impianto di depurazione fornito dal Consorzio di bonifica della Sardegna centrale (rappresentato e difeso dagli avvocati Armando Piazzi e Arcangelo Guzzo). I tre enti (rappresentati e difesi dagli avvocati Maddalena Calia, Domenica Porcu e Antonello Rossi) dovranno pagare rispettivamente la somma di 239.306,66 euro il primo, 122.486,64 euro il secondo e 24.227,61 euro il terzo. Mentre la Regione e Abbanoa (difesi dall’avvocatura distrettuale dello Stato e dall’avvocato Massimo Lai) sono chiamati a compensare le spese giudiziali.

I fatti. In base a una convenzione stipulata il 20 dicembre 2000, i tre comuni avevano affidato al Consorzio per la durata di 10 anni, la gestione dell’impianto di depurazione dei tre paesi, e avrebbero dovuto comunicare, con scadenza semestrale, l’elenco delle utenze servite dal servizio fognario e depurativo e le letture dei contatori idrici, allo scopo di individuare e calcolare i volumi effettivi di acque reflue scaricate nell’impianto, al fine di consentire al Consorzio di fatturare direttamente all’utenza i canoni del servizio depurativo. Dopo numerosi solleciti il Consorzio era riuscito a ottenere un tabulato cartaceo relativo al 2000, da cui era emerso che il corrispettivo per il servizio eseguito era stato fatturato dall’Esaf (ora Regione Sardegna) e poi da questo ente riversato ai comuni, in applicazione dell’articolo 15 della legge 36 ai sensi del quale “qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio di acquedotto, il quale provvede al successivo riparto tra i diversi gestori entro 30 giorni dalla riscossione”.

Ebbene, nonostante i numerosi inviti, i Comuni non hanno mai pagato le somme dovute al Consorzio. Non solo, nel costituirsi in giudizio, le tre amministrazioni avevano tentato di dimostrare la nullità della convenzione stipulata nell’anno 2000 nella parte in cui veniva affidato al Consorzio anche la riscossione diretta dei canoni del servizio di depurazione.

Il Consorzio ha contestato alle amministrazioni di non avergli consentito di provvedere alla fatturazione del servizio prestato e alla riscossione dei relativi canoni, né di avergli mai trasmesso i dati relativi ai metri cubi di acqua consumati dall’utenza con il relativo elenco. Inoltre ha accusato
i tre Comuni di essere rimasti inadempienti all’obbligo di versare in suo favore le somme riscosse dall’Esaf (poi Abbanoa) direttamente dall’utenza e, versate agli stessi, quale quota corrispondente ai costi di depurazione. Quota spettante al Consorzio quale soggetto gestore del servizio.

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