Furto delle provette con il DNA dei sardi, la Procura chiude le indagini

Dopo la richiesta di proroga il provvedimento è stato notificato agli indagati

LANUSEI. La Procura della Repubblica di Lanusei ha chiuso le indagini sul Parco genetico dell’Ogliastra. Il provvedimento è stato notificato ieri dal procuratore, Biagio Mazzeo, che dopo aver ha chiesto la proroga delle indagini, partite con la denuncia di furto delle provette di Dna dal Parco Genos di Perdasdefogu nel 2016, lo scorso ottobre ha notificato 17 avvisi di garanzia nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di furto aggravato, peculato, abuso d’ufficio falsità materiale commessa da pubblico ufficiale e violazione di dati relativi alla privacy. Tra gli indagati vi sono amministratori e i presidenti che si sono succeduti negli anni nella SharDna Spa e nel Parco Genos, nonché i sindaci di alcuni comuni ogliastrini che – secondo l’accusa – avevano concesso arbitrariamente l’accesso agli uffici dell’anagrafe comunali al fine della ricerca. Ora i legali degli indagati avranno a disposizione 20 giorni di tempo per depositare memorie e documenti, in attesa di sapere se la Procura procederà con la richiesta di rinvio a giudizio o con l’archiviazione. A occuparsi delle indagini erano stati i carabinieri della Compagnia di Jerzu guidati dal capitano Giuseppe Merola che avevano segnalato all’autorità giudiziaria 53 persone. Per 36 di queste, la posizione penale era stata stralciata a causa della decorrenza dei termini, quindi per prescrizione. La vicenda prende l’avvio nell’agosto del 2016 con la denuncia da parte di una dipendente del Consorzio della scomparsa di 25mila provette di materiale genetico Nel settembre 2016 la “refurtiva” era stata ritrovata all’ospedale San Giovanni Di Dio di Cagliari. A disporre il trasferimento del materiale “per scopi scientifici” era stato Mario Pirastu, direttore del’Istituto di genetica del Consiglio nazionale delle ricerche.

Il genetista aveva seguito il caso dell’Ogliastra fin dal 2000, cioè da quando il patron di Tiscali Renato Soru decise di fondare la società di ricerca scientifica SharDna. Questa, successivamente, è fallita ed è stata acquistata (insieme a tutti
i campioni biologici) l’anno scorso dalla società inglese Tiziana Life per 250mila euro. Vendita che aveva suscitato malumori e polemiche tra gli ogliastrini che avevano donato il proprio Dna. Della vicenda si è interessato anche il Garante per la privacy, Antonello Soro. (g.f.)

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