Al museo dell’Isre rinasce la sala delle maschere

Rinnovata l’esposizione del carnevale barbaraicino voluta nel 1983 da Marchi Ai manichini di boes e mamuthones ora si aggiungono eleganti scenografie

NUORO. L'Isre apre al pubblico la sala del Carnevale tradizionale: una delle gemme del museo del Costume chiusa dal 2005 torna a splendere. Sabato mattina, nell'ambito del Festival internazionale delle maschere MaMuMask, la sala è stata inaugurata nella sua nuova e spettacolare veste. «Questo è un giorno importante per Nuoro e per l'intera Sardegna – ha commentato il presidente dell’Isre Giuseppe Matteo Pirisi –. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto in questi anni, e che ha portato alla riapertura della nuova ala museale, primo esempio di recupero della tradizione, dal momento che una sala delle maschere esisteva già nel 1983. È un successo dell’Istituto nonostante le risorse economiche limitate».

Nata nel 1983, ideata dall’etnologo nuorese Raffaello Marchi, studioso delle forme di mascheramento tradizionale del centro Sardegna, la sala del Carnevale tradizionale barbaricino rappresentò già dagli anni Ottanta una novità regionale e nazionale nell’ambito delle esposizioni museali permanenti. Le sale erano dedicate ai Mamuthones di Mamoiada, ai Boes e Merdules di Ottana e ai Thurpos di Orotelli, con abiti e maschere montate su manichini. In vetrina erano esposti antichi e rari esemplari di maschere facciali come la maschera facciale de Su Bundu, proveniente da Orani, quella di s’Erittaju di Orotelli, frutto della collaborazione tra Lorenzo Puxeddu e l’Isre.

Nell’attuale sala, rinnovata nell’esposizione, le maschere della collezione storica del museo vengono arricchite da scenografie che richiamano il contesto d’origine e da numerosissimi strumenti musicali. Vengono esposte per la prima volta alcune forme di mascheramento spontaneo che, con varie denominazioni e caratteristiche, sono ormai presenti in tutta l’isola. Le maschere di puro travestimento e decorative sono dette mascaras sèrias, ossia maschere serie, divise a loro volta in mascaras lìmpias o mascaras nettas (maschere pulite, belle) e mascaras bruttas, cioè maschere sporche, brutte. Tra gli esempi di mascheramento spontaneo donne travestite da uomini, o viceversa, artifizi che prevedono di indossare in modo scorretto o rovesciato gli abiti tradizionali anche mescolati a drappi e tessuti di differente origine, come l’uso di abiti signorili usati dalla gente comune in modo goffo e improprio, per ridicolizzare con posture e atteggiamenti enfatici, i modi dei signori. «La riapertura della sala delle Maschere
tradizionali è un sogno che non abbiamo mai smesso di coltivare – commenta con soddisfazione Franca Rosa Contu, responsabile del settore Musei dell'Isre – Siamo felici che sia potuta rinascere in questo modo: migliorata, incrementata nella qualità e sopratutto ricca di pathos».



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