Mamoiada fa festa con i migranti

La Regione avvia una serie di incontri sul tema. «Occorre rafforzare la cultura del dialogo»

MAMOIADA. «Sentirci comunità e non avere paura del nuovo. Occorre conoscerci, come quando arriva un nuovo vicino di casa». Con queste parole l’assessore regionale agli Affari generali Filippo Spanu ha dato avvio all’incontro sul tema delle migrazioni. L’assolata corte della sede della Pro loco a Mamoiada, luogo di incontro e di confronto per eccellenza, ha ospitato un pubblico attento e a momenti profondamente commosso. Più che un incontro istituzionale, era infatti una chiacchierata informale per appianare distanze immaginarie. Alkato Jabbie, Sabjo Darboe e Yahia Jatta, originari del Gambia, Sanogo Aboudramane, nato in Costa d’Avorio, Coulibaly Mamadou, del Malì, e Abu Sufian, nato in Bangladesh, hanno raccontato lo spezzone più drammatico della loro vita. La fuga da territori di guerra, la detenzione in Libia, l’imbarco verso un destino incerto e l’arrivo in terra sarda.

Difficile spiegare al pubblico anche quanto sia dolorosa l’esperienza della fuga per le tante donne che arrivano incinte o che partoriscono in viaggio il frutto delle violenze nei campi di detenzione. «Quando arrivano, ai dottori dicono che va tutto bene – ha spiegato la mediatrice culturale Genet Woldu Keflay –, poi i dolori del corpo e della mente escono fuori tutti insieme. E non c’è pezzettino del corpo che non risenta di giorni di resistenza in mare e nel deserto». Un veloce accenno alla situazione geopolitica dell’Africa, con un attenzione alla distinzione tra le parole “migrante, rifugiato, richiedente asilo, profugo”, perché anche queste sono fondamentali, e l’appello a restare umani.

Un momento organizzato per iniziativa della Regione e delle associazioni Spazio Mamoiada, Pro loco “Costantino Atzeni”, Meskes, Unitre e Avis con la partecipazione del gruppo musicale Headphones. I ragazzi che hanno portato la loro testimonianza sono alcuni degli ospiti del centro d’accoglienza “Cortemalis” di Ilbono.

Gli stessi giovani che fin dalla mattina hanno potuto confrontarsi con i propri coetanei mamoiadini, impegnati a far conoscere agli ospiti le bellezze culturali locali. Hanno infatti potuto visitare il laboratorio di Ruggero Mameli, creatore da 40 anni delle maschere tradizionali dei Mamuthones e degli Issohadores. Poi a casa dell’organettista Alice Ladu che ha suonato per gli ospiti musiche tradizionali e l’immancabile ballo che ha coinvolto tutti.

Una festa in nome della ospitalità. «La Sardegna – ha detto l’assessore alla Sanità Luigi Arru – sta facendo un grande lavoro nell’accoglienza dei migranti, tante energie positive si stanno mobilitando per una giusta causa». Ad intervenire anche il sindaco Luciano Barone.

«L’evento si inserisce nel quadro degli incontri organizzati dalla Regione negli istituti superiori della Sardegna – ha spiegato ancora Spanu – e delle diverse iniziative di sensibilizzazione che
abbiamo promosso in tutti i territori. Tutta la comunità si è ritrovata nella sede della Pro loco per discutere, in modo aperto e senza pregiudizi, dei molteplici aspetti legati alle migrazioni, un fenomeno complesso su cui oggi più che mai è necessario avere un’informazione completa».

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