«Siamo pochi e costretti a cercare fondi»

Il presidente provinciale dei presidi, Nazario Porcu: «Da settembre solo venticinque vertici per 55 istituzioni scolastiche»

NUORO. «Quando, come in questi tempi, i fondi non bastano, chi fa il preside deve essere pronto ad arrangiarsi per tutto. Recuperiamo fondi per acquistare materiale didattico partecipando ai progetti regionali ed europei, cediamo spazi della scuola per aprire ludoteche o palestre. E poi chiediamo aiuto ai genitori volenterosi. A scuola da me, ad esempio, le piccole manutenzioni le fanno spesso loro, e di recente hanno anche imbiancato. Al momento, non c’è altra strada: guidare una scuola e farla funzionare significa fare squadra e arrangiarsi. Ma il sistema deve cambiare: perché non può continuare così, con pochi fondi, connessioni internet inesistenti o ballerine, e un preside che dirige due istituzioni scolastiche in contemporanea. Nel Nuorese ci sono 55 istituzioni scolastiche e abbiamo solo 25 dirigenti. Ne servirebbero almeno il doppio. Da settembre la situazione sarà critica». Lulese di origine, laurea in chimica conseguita a Sassari, tesi sulla liquefazione dei carboni del Sulcis fatta sul campo, al Petrolchimico di Porto Torres, il sogno di continuare a lavorare nel mondo delle formule e alambicchi che svanisce presto, «perché in Sardegna l’offerta di impiego nel settore era pari a zero».

E da lì, in poi – siamo nel ’78 – l’ingresso in un mondo nuovo e ancora sconosciuto: la classe, la scuola, gli studenti. Nazario Porcu, dopo 40 anni trascorsi a insegnare matematica alle Medie e a dirigere diversi istituti sparsi per il Nuorese, e gli ultimi dieci trascorsi anche a difendere i diritti dei presidi come presidente provinciale dell’associazione nazionale dirigenti scolastici, è arrivato ormai al traguardo della pensione. Il 31 agosto consegnerà le chiavi, e, sottolinea, lo farà con lo stesso dispiacere di chi deve lasciare una creatura alla quale si sente legato da un amore sincero. E – si sa – quando la fine del lavoro si avvicina, lo sguardo sull’esperienza accumulata fino a quel punto si fa più lucido, carico di ricordi, ricco anche di speranze.

È tempo di bilanci, dunque, per Nazario Porcu, e a chi gli chiede che scuola sta per lasciare, il preside dell’istituto comprensivo di Biscollai, non si tira indietro e li elenca uno ad uno, i problemi e le note dolenti. «Uno dei problemi per la scuola oggi – dice – è il reclutamento dei docenti perché è carente in termini di formazione. Serve una formazione più adeguata, per i docenti, dopo l’università. Oggi, sotto questo profilo, si sta correndo ai ripari, ma ancora non basta. Bisogna mettere gli insegnanti in condizione di formarsi e aggiornarsi di continuo. Chi insegna inglese, ad esempio, non può prescindere dai viaggi, dall’aggiornamento. Bisogna investire risorse per formare non solo i docenti ma anche i collaboratori scolastici. E poi, altra nota dolente, è la carenza nell’organico di noi dirigenti scolastici. In provincia siamo solo 25 per 55 istituzioni scolastiche. Tutti i dirigenti della provincia di Nuoro da settembre avranno non meno di due istituzioni scolastiche da gestire, con tutti i problemi che questo comporta». Ogni istituzione scolastica, infatti – Porcu lo ricorda – ha come minimo 400 alunni, se in zona di montagna, altrimenti si sale a 600. «In queste condizioni – aggiunge – ci sono una marea di questioni da gestire e non puoi pemetterti nemmeno un giorno di malattia o di ferie». «Ma un altro aspetto sotto il quale la scuola sta soffrendo e deve migliorare è quello informatico e digitale – aggiunge Nazario Porcu – la stragrande maggioranza delle scuole non ha una connessione internet adeguata. Questo problema l’ho avuto anche io a Orotelli e a Ottana. Basta attaccare due computer e salta tutto. Siamo ancora ai margini dell’impero, su certi fronti. Il problema grosso è quello delle risorse: quelle del ministero sono insufficienti e i Comuni non
ne hanno. Così noi presidi siamo costretti a ingegnarci per trovarne, chiedendo l’aiuto dei genitori che spesso sopperiscono alle carenze dei Comuni, partecipando ai progetti europei. Eppure non sempre tutto questo basta. Ecco, per il futuro della scuola mi auguro che si investa di più».

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