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OROSEI. Da luogo di degrado ambientale e abbandono a cava- museo a cielo aperto dove torneranno a correre, seppur grazie ai potenti mezzi della tecnologia, antilopi, scimmie e iene. Proprio come accadeva nell’era del Giurassico quando si stava formando il marmo che poi è diventato tanto prezioso per la Baronia: l’oro di Orosei. E proprio la creazione del marmo, la storia della “pietra splendente” per i Greci, verrà ripercorsa in tutti suoi passaggi in un video 3d della durata di un’ora che sarà parte integrante di un progetto più vasto per trasformare l’area in un museo che, attraverso percorsi guidati e gli strumenti dell’epoca, racconterà anche l’epopea dell’estrazione del marmo a Orosei.

Un progetto ambizioso, dunque, che presto sarà una realtà grazie alle iniziative del consigliere comunale di Orosei, Giuseppe Sanna, con delega al commercio, sostenuto e incoraggiato dalla giunta guidata dal sindaco Nino Canzano. Un grande progetto che si dividerà in tre e che, secondo le stime di Sanna dovrebbe prendere corpo con i bandi già dal prossimo mese di settembre. Sono già pronti un milione e 400 mila euro, 600 mila dalla Regione, circa 600 dai fondi versati al Comune dalle imprese per il ripristino ambientale delle cave, e altri circa 200 mila ancora dalla Regione. «Venti anni fa ero assessore al comune di Orosei – racconta Giuseppe Sanna – avevo gestito il Pia Cave ottenendo dei finanziamenti per tutta la sistemazione del comparto cave. Si trattava del Pia 09, unico andato in porto in Sardegna, per un totale di 24 miliardi delle vecchie e lire dal pubblico e 20 miliardi dal privato. Avevamo fatto un progetto di recupero ambientale di tutte le cave ma i fondi sono rimasti fermi per quasi 20 anni».

Sanna dopo qualche anno di stop è rientrato nel giro della politica con leamministrazione Canzano e ha ripreso in mano tutto il progetto cave riuscendo a riesumare i fondi fermi. «L’assessore regionale Maria Grazia Piras ci ha ridato i fondi per il recupero ambientale per la Cava Museo. Oltre a questo, come Comune, abbiamo i fondi che le aziende pagano per il risanamento ambientale: più di 500 mila euro». Con questi fondi, da settembre, si vogliono far partire tre progetti distinti. Un progetto riguarda il recupero ambientale di circa 12 ettari delle cave storiche dismesse – spiega Sanna- Qui verrà fatto un lavoro di recupero. Vogliamo fare un itinerario completo. Ci saranno le attrezzature storiche che io metterò a disposizione per fare la cava museo». Sarà una delle poche nell’isola e si vuole puntare anche al turismo scolastico: «Faremo vedere come si cavava negli anni Cinquanta con le tecniche di allora». L’estrazione del marmo che oggi dà lavoro decine di famiglie, era partita nel 1956 proprio con il padre di Sanna, Salvatore, che assieme alla famiglia Davoli era partito da Orune: erano stati loro, a estrarre il primo blocco di marmo. «Sono figlio d’arte – spiega ancora il consigliere comunale – ho imparato da mio padre il mestiere poi ho girato il mondo per aprire nuove cave, nel Tibet, in Iran, Grecia nell’Himalaya. Nel progetto è incluso un centro dove l’amministrazione comunale presenterà un video in tre D per far vedere la storia della zona dal punto di vista geologico, la nascita del marmo, fino alla lavorazione con i metodi e la tecnologia di oggi. La Cava Museo permetterà ai
visitatori di conoscere i metodi di lavorazione del marmo con tutti i vecchi macchinari: i compressori a manovella, gli argani per spostare i blocchi. In programma anche una mostra di paleontologia, con la ricostruzione degli animali a grandezza naturale che avevano vissuto nella zona.

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