La disperazione

NUORO. «Non avete vergogna. Fatevi dire dal vostro cliente dove ha messo il corpo di Stefano». Il dolore di Marco Masala, padre del giovane di Nule scomparso la sera del 7 maggio del 2015, rompe gli...

NUORO. «Non avete vergogna. Fatevi dire dal vostro cliente dove ha messo il corpo di Stefano». Il dolore di Marco Masala, padre del giovane di Nule scomparso la sera del 7 maggio del 2015, rompe gli argini e si riversa come un fiume in piena nell’aula al primo piano del Palazzo di giustizia di Nuoro dove si sta celebrando il processo per il duplice omicidio di Orune e Nule. Parole urlate con rabbia a amarezza all’indirizzo degli avvocati Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu, che seguono ad altre parole dette in sardo e che arrivano nel mezzo dell’esame dello psichiatra citato dalla difesa di Alberto Cubeddu, il giovane ozierese accusato dell’uccisione di Gianluca Monni e della scomparsa di Stefano Masala.

Il medico, che ha avuto in cura Stefano dal 2009 al 2015 risponde alle domande del collegio difensivo sulle condizioni di salute del ragazzo che affetto da un lieve deficit cognitivo soffriva di disturbi dell’umore. Ma quelli che per la difesa sono dei tentativi di alleggerire la posizione del loro assistito per un padre disperato sono ben altra cosa. Le domande degli avvocati e le risposte dello psichiatra sono stilettate al cuore già lacerato di un uomo che grida all’oltraggio della memoria di suo figlio. Marco Masala si allontana dall’aula. A quel punto interviene l’avvocato di parte civile Caterina Zoroddu. «La difesa di Masala chiede scusa per quanto è accaduto ma – dice il legale rivolgendosi ai giudici – spero che la corte voglia comprendere la sua disperazione». La giornata in Corte d’assise, l’ultima prima della pausa estiva, riserva ulteriori sorprese. Il malessere di un giudice popolare, forse causato dalla tensione che si respira in aula, induce il presidente Giorgio Cannas a sospendere per una decina di minuti l’udienza. Si riprende con l’esame dell’ex moglie dello zio di Stefano e di una giovane studentessa presente alla fermata dei bus di Orune la mattina dell’agguato allo studente. Anche loro sono i testimone della difesa che ancora una volta cerca di screditare il supertestimone Alessandro Taras, l’allevatore di Ozieri che ha inchiodato Cubeddu
dichiarando di averlo accompagnato a bruciare l’opel Corsa di Masala, portando al banco dei testimoni un suo amico e le intercettazioni. In queste intercettazionme tra Taras si sfoga . Il processo riprenderà il 12 settembre con gli esami degli altri testimoni della difesa.



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